Droni e laser per prevedere le eruzioni: la nuova frontiera del monitoraggio vulcanico testata sull'isola di Vulcano.

Prevedere le eruzioni vulcaniche: il nuovo sistema con droni e laser

Anticipare il risveglio di un vulcano prima che si trasformi in un’emergenza critica è da sempre la sfida più complessa per il monitoraggio ambientale. Oggi, le tradizionali e rischiose metodologie di campionamento a ridosso dei crateri cedono il passo a un’innovazione radicale.

Prevedere le eruzioni con droni e laser è il nuovo standard della diagnostica geologica. Grazie a un’architettura inedita che integra aeromobili a pilotaggio remoto (UAV) e sensori ottici avanzati, è finalmente possibile scansionare i gas magmatici in tempo reale. Questo approccio azzera i rischi per il personale e fornisce agli scienziati uno strumento predittivo assoluto, capace di anticipare le crisi vulcaniche con precisione chirurgica.

 

Spettroscopia laser: come funziona il rilevamento a distanza

 

Droni e laser per prevedere le eruzioni: la nuova frontiera del monitoraggio vulcanico testata sull'isola di Vulcano.

 

Il cuore tecnologico del sistema risiede nel payload del drone. Abbandonando le vecchie e pesanti stazioni di campionamento, i velivoli sono ora equipaggiati con sensori basati sulla spettroscopia ad assorbimento laser (TDLAS – Tunable Diode Laser Absorption Spectroscopy).

Il principio fisico è estremamente accurato. Il drone proietta un raggio laser sintonizzato su lunghezze d’onda specifiche attraverso il pennacchio vulcanico. Le molecole di gas assorbono frazioni di questa luce in base alla loro densità. Un sensore ricevente calcola istantaneamente l’assorbimento ed elabora la concentrazione esatta degli elementi presenti nella nube.

 

Il rapporto CO2/SO2: il segnale precursore del magma

 

Rapporto CO2/SO2: come i droni analizzano le variazioni chimiche invisibili per lanciare alert tempestivi.

 

I sensori sono tarati per misurare contemporaneamente due gas fondamentali: l’anidride carbonica (CO2) e l’anidride solforosa (SO2). L’analisi di questo specifico rapporto chimico è il vero indicatore per prevedere le eruzioni.

La CO2 tende a separarsi dal magma a profondità molto maggiori rispetto alla SO2. Quando i sensori del drone registrano un aumento improvviso e massiccio di anidride carbonica rispetto ai livelli di zolfo, il dato parla chiaro: nuovo magma ricco di gas sta risalendo velocemente dal mantello verso il cratere superficiale.

 

Il test operativo sull’isola di Vulcano: algoritmi e mappatura 3D

 

Il test dell'Università Tecnica di Monaco: droni per mappare in 3D i gas vulcanici alle isole Eolie.

 

L’efficacia di questa architettura trova oggi conferma diretta sul campo. Sull’isola di Vulcano, nelle Eolie, i ricercatori dell’Università Tecnica di Monaco (TUM, Technische Universität München) stanno conducendo una sperimentazione avanzata. Il vulcano, caratterizzato da un’intensa attività fumarolica, rappresenta il laboratorio naturale ideale per testare l’affidabilità di questi sistemi.

Durante missioni di volo della durata di 10-15 minuti, i droni si posizionano a circa 60 metri dai punti di emissione. In un singolo passaggio il sistema acquisisce fino a 3.000 misurazioni. Questi dati vengono poi elaborati per generare una mappa tridimensionale della distribuzione dei gas alle diverse altitudini, isolando il segnale vulcanico dal fisiologico “rumore di fondo” ambientale.

La precisione del rilevamento è potenziata dal software. Algoritmi dedicati correggono le misurazioni compensando le variabili meteorologiche, come l’intensità e la direzione del vento. Questa calibrazione riduce il margine di errore al 5%, garantendo dati di assoluta affidabilità per gli enti responsabili della protezione civile.

 

Ingegneria dei droni per ambienti vulcanici estremi

 

Droni e laser per prevedere le eruzioni: la nuova frontiera del monitoraggio vulcanico testata sull'isola di Vulcano.

 

Volare all’interno di un pennacchio vulcanico impone sfide aerospaziali severissime. I droni impiegati per queste missioni non sono modelli commerciali standard. Lo chassis e le eliche devono essere realizzati con polimeri speciali o fibra di carbonio trattata per resistere alla corrosione causata dall’acido solforico e alle temperature estreme.

Anche i motori brushless necessitano di protezioni ermetiche. Le particelle di cenere vulcanica sono altamente abrasive e composte da frammenti di vetro e roccia che distruggerebbero un rotore tradizionale in pochi minuti di volo. Il sistema di telemetria, potenziato per operazioni BVLOS (Beyond Visual Line of Sight), trasmette i pacchetti di dati chimici in tempo reale al centro di controllo a valle.

 

Il nuovo paradigma: dal rischio al monitoraggio predittivo

 

Droni e spettrometria laser per analizzare i gas vulcanici. Scopri il test dell'Università di Monaco a Vulcano per prevedere le eruzioni.

Gran cratere sull’isola di Vulcano e Lipari (Eolie).

 

L’impiego della robotica aerea in questi scenari estremi non si limita ad azzerare l’esposizione umana ai rischi craterici. Trasforma radicalmente l’approccio scientifico: il vulcano smette di essere una minaccia inavvicinabile e diventa un flusso continuo di dati decodificabili a distanza.

L’integrazione tra droni e spettroscopia laser segna uno spartiacque tecnologico definitivo. Tradurre le variazioni chimiche invisibili in alert tempestivi fornisce alle autorità un vantaggio strategico inestimabile. In un ambito dove ogni minuto di preavviso fa la differenza, delegare l’esplorazione alle piattaforme autonome non è più un’opzione sperimentale, ma il nuovo standard imprescindibile per la prevenzione dei disastri naturali.

 

 

[Credits: TUM, INGV]

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Causale: Bonus investimenti L.160/19

 

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