Droni antincendio boschivo: prevenzione e sistemi integrati
Ogni estate, l’Italia brucia. Il 15 giugno 2026 parte ufficialmente la campagna antincendio boschivo AIB 2026, con il periodo di lotta attiva fissato fino al 15 ottobre. La Puglia ha dichiarato lo stato di grave pericolosità dal 15 giugno al 15 settembre: nel 2025 la Sala Operativa regionale ha registrato 2.688 interventi, in aumento rispetto ai 2.431 del 2024. La Sardegna ha aggiornato le prescrizioni AIB con il nuovo Piano 2026-2028, confermando il periodo di elevato pericolo dal 1° giugno al 31 ottobre. Anche la Campania ha attivato lo stato di grave pericolosità dal 15 giugno al 30 settembre.
Il 2025 ha chiuso con 30.988 ettari bruciati nei primi sette mesi, 653 incendi e perdite economiche stimate in oltre 200 milioni di euro. In Europa è andata peggio: oltre 1 milione di ettari in fumo nella sola UE, il dato più alto mai registrato da EFFIS/Copernicus. Sicilia, Calabria, Sardegna e Basilicata restano le regioni italiane più colpite. Le stesse di ogni anno.
Il problema non è la stagione estiva in sé. È la combinazione di vegetazione secca, assenza di presidio sul territorio e tempi di risposta troppo lenti rispetto alla velocità di propagazione del fuoco. Un fronte di fiamma avanza in pochi minuti su terreni aridi e ventosi. Le squadre di terra impiegano tempo. La differenza tra un focolaio domato e un incendio fuori controllo si misura in quei minuti.
I droni antincendio colmano esattamente quella finestra. Non spengono il fuoco: lo trovano prima che diventi un’emergenza.
L’Unità Droni NOV: il volontariato che presidia il Metapontino
Nel Metapontino, a giugno 2026, i NOV – Protezione Civile Pisticci Marconia hanno rimesso in volo la propria Unità Droni Antincendio Boschivo per sorvegliare le aree rurali e boschive nei mesi di maggior rischio. I volontari sono piloti certificati ENAC. Operano con strumentazioni ad alta risoluzione. Sorvegliano dall’alto le zone rurali e boschive più vulnerabili, trasmettendo immagini in tempo reale e fornendo alle squadre operative coordinate geografiche precise, percorsi di accesso, aggiornamenti continui.
Il modello NOV è replicabile. È già replicato, in forme diverse, in Sardegna, in Puglia, in Calabria. Il filo conduttore è sempre lo stesso: visione aerea costante, individuazione precoce, riduzione del tempo tra la comparsa del fumo e l’arrivo dei mezzi.
Quel filo, però, ha un limite intrinseco: l’autonomia del pilota e del drone. Un quadricottero multirotore vola 30–40 minuti. Un operatore in turno presidia poche ore. La sorveglianza, per essere efficace, deve essere continuativa.
Dal presidio discontinuo al monitoraggio h24: entra in scena il drone solare
La continuità operativa è il problema che FIREHOUND, prodotto da VectorRobotics, risolve alla radice. Si tratta del primo drone solare al mondo progettato esclusivamente per il rilevamento precoce degli incendi: ad ala fissa, alimentato da pannelli fotovoltaici integrati sulle superfici alari, capace di raggiungere fino a 15 ore di autonomia continuativa.
Non è un drone da risposta d’emergenza. È un sistema di sorveglianza persistente. FIREHOUND sorvola un’area definita per ore, senza rotazione di operatori, senza interruzioni legate alla batteria. Il sensore termico FLIR® a bordo rileva variazioni di temperatura con sufficiente precisione da individuare focolai minimi, ben prima che producano fumo visibile. L’intelligenza artificiale integrata analizza i dati in tempo reale e genera allerte automatiche al centro di coordinamento.
La quota operativa tipica è intorno ai 120 metri, la velocità di circa 40 km/h. A questa configurazione, un singolo drone può coprire circa 500 ettari all’ora. Il raggio d’azione base è di 10 km, estendibile a centinaia di chilometri grazie alla connettività 4G/5G già integrata a bordo. Per la gestione di comprensori boschivi estesi — come quelli lucani, sardi o calabresi — il sistema è scalabile a più unità operative coordinate da un unico centro.
Le stazioni meteo: il dato che il drone non può raccogliere da solo
La sorveglianza aerea individua il focolaio. Non lo prevede. Per prevedere dove e quando un incendio è più probabile, serve un layer di dati diverso: quello meteorologico.
Le stazioni meteo distribuite sul territorio sono il complemento operativo indispensabile a qualsiasi sistema di droni antincendio. Temperatura dell’aria, umidità relativa, velocità e direzione del vento, indice di siccità del suolo: questi parametri determinano il Fire Weather Index (FWI), lo standard internazionale per la valutazione del rischio incendi. Un’area con umidità al di sotto del 30%, temperatura superiore a 35°C e vento sostenuto da direzione favorevole è un territorio ad alto rischio. Indipendentemente dall’aspetto visivo della vegetazione.
Le stazioni IoT di nuova generazione trasmettono dati in tempo reale via rete cellulare o LoRaWAN, con aggiornamenti ogni pochi minuti. In Puglia e Grecia, la piattaforma OFIDIA2 e il progetto CMCC hanno già messo a sistema sensori wireless, centraline meteo e videocamere in un unico centro di controllo, con allerte automatiche al superamento delle soglie critiche.
L’integrazione con i droni crea un sistema a doppio livello. La stazione meteo fornisce il dato ambientale predittivo. Il drone — FIREHOUND o qualsiasi sistema ad ala fissa con sufficiente endurance — presidia le zone classificate a rischio elevato e interviene con la visione termica quando la combinazione di parametri supera la soglia critica.
Il modello integrato: stazioni meteo + drone solare + AI
L’approccio che si sta consolidando nei sistemi di protezione civile avanzati non è il singolo strumento. È l’ecosistema. In Sardegna, il progetto TEMA ha portato questa architettura sul campo durante la campagna antincendio 2025, nelle province di Oristano e Nuoro.
TEMA integra SAPR con sensori multispettrali e termici, reti di stazioni meteo distribuite, sistemi GIS per la mappatura del rischio e piattaforme di intelligenza artificiale per l’analisi predittiva. I risultati operativi sono stati positivi su tutti i fronti: riduzione dei tempi di ricognizione preliminare, miglioramento della precisione nella localizzazione dei focolai, abbattimento del rischio per gli operatori.
| Layer tecnologico | Funzione principale | Finestra temporale |
|---|---|---|
| Stazione meteo IoT | Calcolo FWI e alerting preventivo | Ore/giorni prima |
| Satellite Copernicus | Mappatura vegetazione e focolai attivi | Aggiornamento periodico |
| Drone solare FIREHOUND | Sorveglianza termica persistente | Ore continuative in volo |
| Drone multirotore (AIB) | Ricognizione rapida su allarme | Minuti |
| AI e analisi predittiva | Modelli di propagazione e prioritizzazione | Tempo reale |
Nessuno di questi layer è sufficiente da solo. La stazione meteo vede il rischio ma non il fumo. Il satellite aggiorna a cadenza definita. Il drone solare sorveglia senza mai cedere. Il multirotore interviene quando il focolaio è già individuato. L’AI tiene insieme i fili e decide dove mandare cosa.
Il quadro normativo per le operazioni AIB con droni
Chi opera droni in contesti antincendio in Italia deve muoversi dentro il framework EASA/ENAC, con alcune specificità legate alla natura operativa. Le operazioni di sorveglianza AIB in aree boschive rientrano tipicamente nella categoria Specific, con necessità di scenari standard (STS) o autorizzazioni operative dedicate per i voli BVLOS (beyond visual line of sight), inevitabili su comprensori di superficie significativa.
In aree Natura 2000 o parchi nazionali, le autorizzazioni aeronautiche si affiancano ai permessi degli enti gestori. I tempi di ottenimento possono essere rilevanti. La pianificazione delle campagne AIB deve quindi integrare la gestione delle autorizzazioni con almeno 60–90 giorni di anticipo rispetto all’inizio della stagione a rischio.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la BVLOS in condizioni di fumo. La visibilità ridotta da fumo non esime il pilota dagli obblighi normativi, ma crea un’asimmetria operativa: il drone termico vede benissimo dove l’occhio umano è cieco. Questo rende ancora più strategico il passaggio verso sistemi autonomi con sensori di ostacolo che non dipendono dalla visione ottica.
Dalla sentinella al sistema: il territorio che sa difendersi
Il caso NOV Pisticci Marconia è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Volontari certificati, mezzi performanti, protocolli operativi collaudati: il modello funziona nel raggio di azione di una squadra locale, nei turni compatibili con il volontariato. È necessario, ma non è sufficiente per un territorio dove il rischio è distribuito su migliaia di ettari e la stagione AIB dura quattro mesi.
Il passaggio di scala richiede sistemi che non dipendano dal presidio umano continuo. Richiede droni che volino finché c’è sole, stazioni che trasmettano dati finché c’è rete, piattaforme AI che analizzino finché c’è corrente. Richiede, soprattutto, che i Comuni, le Comunità montane, le Regioni e la Protezione Civile smettano di considerare questi strumenti come tecnologie del futuro e inizino a trattarli come infrastrutture del presente.
[Credits: Vigili del Fuoco Official Page, Anci Abruzzo]
Leggi anche:
- Droni e agricoltura di precisione: monitoraggio colture con NDVI
- Droni e strade forestali: la gestione digitale dei boschi italiani
- Sistemi UGV per il patrolling avanzato: progettazione additiva e architettura di security
- Cinghiali a Monterotondo: droni e piano comunale per monitoraggio e contenimento
- Black Box: il firewall fisico per droni, robot e infrastrutture
- Parma, corso Counter-UAS a giugno: tecniche e catena operativa anti-drone
Richiedi
info
Sovvenzioni
Con riferimento all’art. 1 comma 125 della Legge 124/2017, qui di seguito sono riepilogate le sovvenzioni ricevute nell’anno 2022:
Soggetto erogante: Stato Italiano
Contributo ricevuto: 16.398
Causale: Bonus investimenti L.160/19
Certificazioni
In quanto Operatore/Pilota con autorizzazioni Enac n. 3975 e n. 4488 tutti i nostri servizi sono assoggettati al rispetto del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto ed in particolare all’ art. 8
Scopri le certificazioni