Cinghiali a Monterotondo: droni e piano comunale per monitoraggio e contenimento

A Monterotondo la presenza dei cinghiali in ambito urbano è tornata al centro del confronto politico-amministrativo. In consiglio comunale si è discusso anche dell’impiego di droni per il monitoraggio: ricognizioni per aggiornare la mappatura delle aree di presenza e supportare misure di contenimento mirate nelle zone sensibili.

 

Emergenza cinghiali: quando il problema entra in città

 

Cinghiali a Monterotondo: droni e un nuovo piano per arginare l’invasione.

 

Il punto critico non è solo la presenza in campagna: il tema diventa operativo quando gli ungulati entrano nei parchi, vicino alle scuole e lungo la viabilità urbana. Nel caso citato, l’attenzione si concentra sul parco Arcobaleno e su un incremento di segnalazioni da parte dei residenti. In questo tipo di scenario, la priorità è una: trasformare un flusso di avvistamenti in dati georeferenziati e verificabili, utili a pianificare interventi e prevenire episodi a rischio.

 

Droni per monitorare i cinghiali: cosa cambia sul piano operativo

 

8. Sicurezza pubblica e fauna selvatica: come si costruisce un approccio sostenibile al contenimento.

 

L’uso dei droni, se impostato correttamente, serve a ridurre tempi e incertezze nella fase di ricognizione. In aree agricole e boschive, dove gli animali trovano copertura durante il giorno, una piattaforma aerea consente:

  • ricognizioni rapide su porzioni ampie di territorio
  • acquisizione di immagini e video ad alta definizione
  • impiego di sensori termici quando necessario (es. scarsa visibilità o attività notturna)
  • tracciamento degli spostamenti e identificazione di corridoi di passaggio

L’obiettivo dichiarato è costruire una mappa aggiornata delle aree più frequentate, così da intervenire in modo mirato e limitare l’avvicinamento a zone urbane sensibili.

Dati, non “spot”: come si costruisce una mappatura utile

 

Perché il monitoraggio non resti un’azione episodica, serve una catena di lavoro chiara: pianificazione delle aree, finestre orarie, criteri di osservazione, archiviazione e confronto nel tempo. In pratica, la differenza la fa la qualità del dato: mappatura territoriale con droni significa poter correlare avvistamenti, orari, aree verdi, fonti di cibo (rifiuti) e punti di accesso alla città.

Se il Comune punta davvero su un approccio data-driven, i droni diventano uno strumento per:

  • prioritizzare le aree di intervento
  • misurare l’efficacia delle misure adottate
  • ridurre il rischio di incidenti (anche stradali) legati ad attraversamenti improvvisi

Piano di contenimento: tecnologia e misure sul territorio

 

Cinghiali a Monterotondo: il Comune valuta droni per mappare le aree critiche e ridurre i rischi in città.

 

Accanto al monitoraggio, viene citata la valutazione di un piano più ampio di contenimento, con il coinvolgimento di attori competenti (polizia provinciale, enti faunistici, operatori specializzati). In parallelo, entrano in gioco misure non tecnologiche ma decisive: controlli nelle aree periferiche, sistemi di dissuasione e soprattutto informazione ai cittadini.

Qui il punto è delicato: il contenimento richiede equilibrio tra sicurezza pubblica, tutela ambientale e benessere animale. Per questo, oltre alla tecnologia, contano procedure, ruoli e responsabilità: chi raccoglie i dati, chi decide le azioni, chi le esegue e con quali vincoli.

Perché i cinghiali si avvicinano ai centri abitati

 

 

 

Il fenomeno non è isolato e viene ricondotto a fattori ricorrenti: assenza di predatori naturali, disponibilità di cibo e adattamento degli animali agli ambienti antropizzati. Le incursioni degli ungulati nell’abitato di Monterotondo si susseguono incessanti da mesi.
Cassonetti, aree verdi urbane e corridoi ecologici tra periferia e città possono ridurre la distanza “operativa” tra fauna selvatica e spazi frequentati. A quel punto non basta “vedere” il problema: serve una filiera di gestione.
Se i droni entrano nel piano, il valore sta nel trasformare le segnalazioni in evidenza operativa: aree di presenza ricorrente, corridoi di accesso, finestre orarie, livelli di confidenza, e una baseline confrontabile nel tempo. Ma il monitoraggio, da solo, non chiude nulla: deve alimentare un ciclo decisionale con soglie, priorità e responsabilità (chi valida, chi decide, chi interviene, con quali vincoli). È su integrazione e continuità — non sull’“effetto tecnologia” — che si gioca l’efficacia del piano.

 

 

[Credits: Corriere di Rieti]

 

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Contributo ricevuto: 16.398
Causale: Bonus investimenti L.160/19

 

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