La NASA testa la priorità ai droni di primo intervento in cieli già occupati da consegne: regole e strumenti per far “aprire” lo spazio aereo in sicurezza.

NASA: priorità ai droni di primo intervento nei cieli affollati

Le strade hanno una regola non scritta: quando arrivano sirene e lampeggianti, il traffico si apre. La NASA sta lavorando perché lo stesso principio possa valere in aria, quando i droni per consegne e servizi commerciali diventeranno una presenza quotidiana sopra le città.

L’obiettivo è garantire che i droni di polizia, vigili del fuoco e soccorso possano ottenere priorità di accesso allo spazio aereo in tempo reale, senza compromettere la sicurezza del volo.

 

Un test nel North Texas con enti pubblici, industria e FAA

 

La NASA testa la priorità ai droni di primo intervento in cieli già occupati da consegne: regole e strumenti per far “aprire” lo spazio aereo in sicurezza.

 

Un’esercitazione di volo condotta nel North Texas ha mostrato come strumenti di prioritizzazione possano aiutare i droni di primo intervento a muoversi rapidamente e in sicurezza in un contesto già “trafficato”. Al test hanno partecipato ricercatori del NASA Ames Research Center, agenzie di pubblica sicurezza locali e statali, partner industriali e la Federal Aviation Administration (FAA).

Il contesto non è casuale: il North Texas è una regione designata dalla FAA dove i voli di consegna con droni commerciali possono operare quotidianamente. In uno scenario del genere, introdurre missioni di emergenza significa gestire priorità dinamiche e conflitti potenziali tra operatori.

 

Come funziona la priorità: gli altri droni “si spostano”

 

Durante l’esercitazione, quando veniva lanciato un drone di polizia, antincendio o soccorso, gli altri droni presenti nell’area venivano gestiti in modo da lasciare spazio alla missione di emergenza. In caso di risposta simultanea da parte di più organizzazioni di pubblica sicurezza, i referenti hanno comunicato tra loro per stabilire quale missione dovesse avere la precedenza.

L’obiettivo non è dare corsie preferenziali in modo indiscriminato, ma costruire regole e strumenti che permettano di bilanciare due esigenze: la sicurezza delle operazioni e l’uso efficiente dello spazio aereo da parte di tutti gli operatori.

 

Il nodo operativo: missioni imprevedibili, rotte non pianificabili

 

Il nodo operativo è l’imprevedibilità: missioni di emergenza con cambi rapidi di quota e direzione mettono alla prova i sistemi UTM.

 

La differenza tra voli commerciali e missioni di pubblica sicurezza è soprattutto nella prevedibilità. Le consegne tendono a seguire rotte e profili più regolari; un intervento di emergenza no. In una ricerca, in un inseguimento o in una ricognizione di un’area pericolosa, un drone può dover cambiare direzione e quota rapidamente.

Nel test, i ricercatori hanno raccolto dati su come movimenti non lineari possano influenzare il traffico circostante: un esempio citato è un drone che segue un agente a bordo di un SUV con guida irregolare, simulando un sospetto in fuga. Questo tipo di dinamica serve a capire come i sistemi di gestione del traffico UAS possano reagire a traiettorie che non si prestano a una pianificazione rigida.

 

Verso framework e strumenti per un traffico UAS scalabile

 

Per la NASA, l’esercitazione rientra nello sviluppo di sistemi e strumenti di air traffic management pensati per un futuro in cui i droni commerciali aumenteranno di numero, ma dovranno convivere con operazioni critiche di pubblica sicurezza. Il lavoro mira a produrre dati, strumenti e framework di gestione del traffico che rendano le operazioni con droni più sicure, responsabili e scalabili.

Tra i partecipanti citati figurano aziende di gestione dello spazio aereo per droni e soggetti istituzionali, tra cui FAA e Texas Department of Public Safety, oltre a dipartimenti di polizia di diverse città del Texas.

 

Un tema che riguarda anche l’Europa

 

In scenari urbani affollati, la priorità non può essere manuale: servono meccanismi interoperabili e regole chiare tra enti e operatori.

 

Il punto tecnico è universale: se il traffico UAS cresce, la priorità alle missioni di emergenza non può essere affidata a procedure manuali o a eccezioni gestite caso per caso. Servono meccanismi interoperabili, regole chiare e strumenti che traducano la priorità in separazione sicura, deconfliction e coordinamento tra operatori.

In prospettiva, la capacità di far “aprire” il cielo ai droni di primo intervento diventa un indicatore di maturità dei sistemi UTM/ATM: non solo efficienza, ma gestione del rischio in tempo reale.

 

 

[Credits: Texas Department of Public Safety, NASA]

 

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