Spectre, drone a vela da 52 metri: dalla Coppa America a una piattaforma autonoma
Spectre è un drone marino a vela lungo circa 170 piedi, circa 52 metri, sviluppato dall’azienda statunitense Saildrone con il coinvolgimento del team di Coppa America American Magic. Il contributo più visibile è la realizzazione di una grande ala rigida composita, una soluzione che deriva direttamente dall’esperienza maturata nelle regate più avanzate, dove materiali, aerodinamica e controllo fine dell’assetto sono parte del progetto tanto quanto lo scafo.
Spectre mette in fila tre elementi che, insieme, cambiano scala al concetto di “drone marino”: dimensioni, autonomia e capacità di integrare sistemi complessi. Non è un esercizio di stile, è un passaggio industriale, dalla piattaforma leggera per raccolta dati a un mezzo più grande, pensato per portare carichi e operare per lunghi periodi senza equipaggio.
Un drone marino da 170 piedi con propulsione ibrida
Secondo quanto riportato, Spectre è progettato per operare senza equipaggio con una combinazione di propulsione ibrida: vela rigida, energia elettrica e motori diesel. In modalità silenziosa può muoversi a basse velocità per missioni di sorveglianza. Quando serve, può superare i 25 nodi e coprire oltre 3.000 miglia nautiche, un dato che colloca il progetto su un profilo chiaramente oceanico, non costiero.
La scelta ibrida è coerente con un requisito tipico delle piattaforme autonome: continuità operativa. La vela contribuisce all’efficienza energetica, la parte motorizzata garantisce flessibilità e gestione delle fasi in cui la finestra meteo o il profilo missione richiedono velocità e controllo più stringenti.
Il ruolo della vela: autonomia, efficienza, firma acustica ridotta
Nel progetto Spectre la vela non è un richiamo “romantico”, è un componente funzionale. L’ala rigida sviluppata con competenze da Coppa America è descritta come un fattore chiave per autonomia ed efficienza, ma soprattutto per la riduzione della firma acustica, indicata come elemento rilevante per operazioni di controllo sottomarino.
Qui la vela torna a essere ciò che è sempre stata nei contesti di punta: un sistema di propulsione e gestione dell’energia che, se progettato con criteri aerodinamici evoluti, diventa un moltiplicatore di autonomia. In altre parole, non sostituisce i sistemi di bordo, li rende sostenibili su scale temporali più lunghe.
Dalla ricerca oceanica a nuove applicazioni strategiche
Saildrone, fondata dall’ingegnere Richard Jenkins, è già nota per missioni scientifiche e di monitoraggio oceanico. Spectre viene presentato come un salto dimensionale rispetto ai droni marini precedenti dell’azienda, con l’obiettivo di arrivare a piattaforme più grandi, capaci di trasportare carichi importanti e integrare sistemi complessi.
Il coinvolgimento di American Magic è coerente con questa traiettoria: competenze su materiali compositi, aerodinamica e controllo delle ali rigide, maturate in Coppa America, vengono trasferite su un mezzo che deve resistere, operare a lungo e mantenere prestazioni prevedibili senza intervento umano. È lo stesso principio per cui le barche di Coppa America sono diventate laboratori dove ogni dettaglio è ottimizzato per ridurre resistenza e aumentare efficienza.
Un confine sempre più sottile tra sport, ricerca e difesa
Il progetto Spectre evidenzia un dato strutturale: il confine tra ricerca civile, sportiva e militare è sempre più permeabile. Tecnologie nate per vincere in regata possono essere adattate a contesti dove contano autonomia, resistenza e capacità di operare senza equipaggio, con ricadute su applicazioni che vanno oltre la nautica sportiva.
In questo senso, Spectre non è solo “una barca senza equipaggio”, è un caso di trasferimento tecnologico: la vela come piattaforma di innovazione, l’ala rigida come componente ingegneristico, l’autonomia come requisito operativo. Anche quando non c’è un equipaggio a bordo.
[Credits: Saildrone, SoloVela]
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