Terremoto Campi Flegrei: i droni dei Vigili del Fuoco sulla frana
Alle 19:46 del 31 luglio 2026 i Campi Flegrei sono stati interessati da un terremoto di magnitudo Md 4.7, Mw 4.4, con ipocentro a circa 3 chilometri di profondità ed epicentro nel Golfo di Pozzuoli. L’evento, il più intenso dell’attuale fase bradisismica iniziata nel 2005, ha provocato 26 feriti, di cui due in codice rosso, circa 300 sfollati, nove edifici dichiarati inagibili e il cedimento di un costone lungo via Sottopasso Savino Vitagliano. Nelle ore successive sono stati registrati altri 129 eventi sismici.
Proprio sulla frana di Pozzuoli è intervenuto il Nucleo SAPR dei Vigili del Fuoco, chiamato a effettuare una ricognizione aerea dell’area senza esporre il personale al rischio di nuovi distacchi. Attraverso i droni, gli operatori hanno potuto osservare il versante instabile dall’alto, documentare l’estensione del materiale crollato, verificare le condizioni del fronte residuo e trasmettere in tempo reale le immagini alla centrale operativa. Un impiego che mostra con particolare evidenza il valore dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto nelle emergenze geologiche e sismiche: ridurre i tempi di valutazione, ampliare il campo visivo e raccogliere dati anche dove l’accesso a terra è pericoloso o impossibile.
La frana di via Sottopasso Savino Vitagliano

La severità degli effetti non dipende soltanto dalla magnitudo. Un ipocentro così superficiale, collocato sotto un territorio sottoposto da oltre vent’anni a deformazioni progressive del suolo, produce sollecitazioni capaci di trasferirsi con grande efficacia a un patrimonio edilizio e infrastrutturale già vulnerabile. Le murature e i versanti dell’area flegrea hanno accumulato nel tempo cicli ripetuti di deformazione e stress: in questo contesto, le inagibilità registrate e il cedimento del costone in via Sottopasso Savino Vitagliano non rappresentano conseguenze isolate, ma il segnale di una fragilità che ogni nuovo evento contribuisce ad aggravare.
La frana ha riversato terra e detriti sulla sede stradale, interrompendone completamente la percorribilità. Il problema, tuttavia, non riguardava soltanto il materiale già crollato. A monte del deposito detritico, il fronte residuo continuava a presentare condizioni di instabilità e, con lo sciame sismico ancora in corso, non poteva essere esclusa la possibilità di ulteriori distacchi. L’area costituiva quindi un rischio concreto anche per il personale incaricato delle verifiche e delle prime operazioni di messa in sicurezza.
Il ruolo operativo del Nucleo SAPR
Per valutare il versante senza esporre gli operatori, il 1° agosto è intervenuto il Nucleo SAPR dei Vigili del Fuoco. Attraverso una ricognizione aerea, i droni hanno documentato l’estensione del deposito, osservato le condizioni del fronte ancora in quota e verificato l’eventuale presenza di veicoli, manufatti o altri elementi coinvolti dal crollo. Le immagini raccolte sono state trasmesse alla centrale operativa, offrendo ai responsabili dell’intervento una visione complessiva dell’area e gli elementi necessari per stimare il rischio residuo.
Rispetto a un’ispezione esclusivamente terrestre, il rilievo aereo garantisce un campo visivo più ampio e consente di raggiungere rapidamente porzioni del versante difficilmente osservabili dal basso. Polvere, macerie, accessi ostruiti e pericolo di nuovi cedimenti avrebbero infatti limitato l’efficacia e la sicurezza delle verifiche sul posto.
La copertura fotografica georiferita acquisita dal drone può inoltre essere elaborata per ricostruire un modello tridimensionale dell’area, utile a stimare volumi, distanze e geometria del deposito e a pianificare gli interventi sulla base di dati misurabili, anziché di semplici valutazioni visive.
Terremoto Campi Flegrei: i numeri della deformazione

L’evoluzione della crisi non può prescindere dai dati della deformazione. La stazione GNSS RITE, situata a Rione Terra, misura un sollevamento di 166,5 cm da novembre 2005, di cui ben 28,5 cm registrati a partire da gennaio 2025. Si tratta di oltre un metro e mezzo di quota guadagnata sotto le fondazioni di un centro storico portuale.
L’uplift ha toccato punte di 30 mm/mese tra febbraio e ottobre 2025, per poi registrare una decelerazione. Il bollettino INGV di giugno 2026 evidenzia una velocità media mensile attestata sui 10 mm/mese dall’inizio di febbraio. Tuttavia, questa decelerazione non ha impedito il sisma 4.7: le riorganizzazioni del campo tensionale nella crosta superficiale non seguono linearmente la curva della deformazione, e il rilascio può concentrarsi anche in fase discendente.
Ciò che il mero dato geodetico non cattura è la storia sollecitativa dell’edificato. Vent’anni di deformazione differenziale su un tessuto edilizio in gran parte anteguerra, fondato su terreni piroclastici sciolti, producono un degrado progressivo della capacità portante residua che le verifiche speditive post-evento faticano a quantificare nella sua interezza.
Rischio cronico e limite procedurale delle schede AeDES

Il piano nazionale di emergenza per il rischio vulcanico posiziona in zona rossa circa 500.000 residenti, distribuiti tra Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e la fascia occidentale di Napoli. La finestra di allontanamento prevista è di 72 ore verso 12 regioni gemellate. Tuttavia, le prove sugli ospedali dell’ottobre 2025 hanno esposto criticità evidenti nella gestione dei pazienti critici e non autosufficienti entro queste tempistiche ristrette.
L’evento del 31 luglio dimostra che l’area flegrea produce danno strutturale severo senza bisogno di eruttare. Ogni evento sismico legato al bradisismo erode la capacità di risposta: strade ostruite, edifici inagibili e infrastrutture compromesse riducono i margini del piano di evacuazione. Un terremoto appenninico è un evento, mentre i Campi Flegrei rappresentano una condizione cronica dove le ricorrenze sismiche logorano risorse e strutture.
In questo scenario, i Nuclei SAPR – specializzazioni permanenti disciplinate dalla circolare EM 1/2017 per sistemi fino a 25 kg MTOW – intervengono per la ricognizione delle aree interdette, il supporto alle ispezioni e il monitoraggio dei quadri fessurativi. I droni riducono i tempi di diagnosi da ore a minuti e azzerano l’esposizione degli operatori, garantendo la tracciabilità documentale e georiferita.
Eppure, l’integrazione con il sistema AeDES rimane un nodo critico. Oggi tecnici a terra e piloti in aria viaggiano su binari paralleli, generando dataset che non dialogano. Alimentare la scheda di agibilità direttamente con i rilievi aerei, fondamentali per le coperture e gli elevati superiori, ridurrebbe gli accessi fisici agli edifici a rischio, ma il vincolo attuale non è tecnologico: è strettamente procedurale.
L’evoluzione: carichi, BVLOS e sistemi ibridi aria-terra

Mentre la ricognizione è ormai uno standard codificato dai tempi del Centro Italia 2016 e di Ischia 2017, l’inviluppo operativo dei SAPR sta rapidamente cambiando profilo:
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Capacità di trasporto (Lift):
a Poggio Picenze, in provincia dell’Aquila, il Corpo ha testato droni capaci di movimentare carichi utili fino a 25 kg. Trasportare materiali di primo soccorso o strumentazione di monitoraggio su versanti ostruiti – come in via Sottopasso Savino Vitagliano – evita l’apertura di nuovi e pericolosi accessi a terra. -
Assetto normativo (BVLOS):
la risoluzione parlamentare 7-00376 del 3 giugno 2026 impegna il Governo a definire percorsi autorizzativi omogenei per le operazioni Beyond Visual Line of Sight tramite nuovi PDRA. Spostare le missioni di Protezione Civile da un approccio autorizzativo caso per caso a uno standard operativo accelererà l’impiego dei droni su vasta scala. -
Cooperazione aria-terra:
il precedente di Amatrice, con il progetto TRADR basato sull’impiego congiunto di UGV e UAV, ha segnato la strada. Attualmente, il progetto RAISE, finanziato dal PNRR nell’ambito dello Spoke 3, sviluppa piattaforme terrestri autonome in grado di penetrare strutture collassate, lavorando in accoppiamento con i droni per la mappatura esterna. L’obiettivo è ricostruire il quadro strutturale completo azzerando i rischi per il personale soccorritore.
Il collo di bottiglia a valle: integrare i dati nella filiera decisionale

I droni non risolveranno l’intrinseca vulnerabilità dell’edificato flegreo, che richiede pesanti interventi di miglioramento sismico. Hanno, tuttavia, modificato irreversibilmente la struttura della catena diagnostica. L’esposizione al rischio si comprime e il tempo di acquisizione del quadro conoscitivo passa da giorni a ore.
Il vero collo di bottiglia oggi si trova a valle del processo. Un dataset drone di altissima qualità metrica perde efficacia se il flusso procedurale – composto da schede AeDES, valutazioni di agibilità e ordinanze – non è strutturato per ingerirlo immediatamente. Per un territorio come i Campi Flegrei, sottoposto a cicli evento-verifica-ripristino pluriennali, allineare queste filiere vale più di qualsiasi upgrade hardware della flotta. I SAPR hanno volato sul costone di Pozzuoli nel pieno rispetto delle procedure, ma il traguardo definitivo è far confluire direttamente quei dati nella catena decisionale, bypassando le ormai anacronistiche e pericolose ispezioni fisiche secondarie.
[Credits: Vigili del Fuoco]
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