Incendio di Orés.

Droni antincendio boschivo: in tutta Europa la prevenzione diventa aerea

Il 2025 è stato l’anno più distruttivo mai registrato per gli incendi nell’Unione europea: oltre un milione di ettari è stato percorso dalle fiamme. Nel marzo 2026, la Commissione europea ha quindi adottato una nuova strategia integrata, estesa all’intero ciclo di gestione del rischio: prevenzione, preparazione, risposta e recupero del territorio.

L’estate 2026 sta dimostrando quanto questo cambio di approccio sia necessario. Gli incendi che hanno colpito la Francia e la Spagna, insieme ai dispositivi attivati in numerose regioni italiane, mostrano una tendenza ormai chiara: attendere l’avvistamento di una colonna di fumo non è più sufficiente.

I droni antincendio boschivo consentono di presidiare territori estesi, individuare anomalie termiche, localizzare i focolai, seguire l’evoluzione del fronte e controllare le aree bonificate. Il loro valore non risiede soltanto nella possibilità di osservare dall’alto, ma nella capacità di trasformare le immagini in dati geolocalizzati immediatamente utilizzabili dalle sale operative, dai Direttori delle Operazioni di Spegnimento e dalle squadre sul terreno.

 

Calabria: fino a 40 droni al giorno per il monitoraggio regionale

 

Drone impiegato nel monitoraggio antincendio e nel contrasto ai piromani in Calabria

 

La Calabria rappresenta uno dei casi italiani più strutturati. Il Piano antincendio 2026 prevede un sistema di controllo che, durante il periodo più critico dell’estate, potrà impiegare fino a 40 droni al giorno.

La Regione dispone già di dieci velivoli operativi durante tutto l’anno, affiancati da ulteriori mezzi nel corso della stagione AIB e da quelli messi a disposizione dalle organizzazioni di volontariato. I droni vengono utilizzati per monitorare il territorio, avvistare tempestivamente i focolai e segnalare comportamenti sospetti.

Il programma regionale prevede inoltre la realizzazione di circa cinquanta hub territoriali dotati di droni capaci di decollare e operare autonomamente. L’obiettivo è ridurre la distanza tra il punto di osservazione e l’area sorvegliata, aumentando la continuità del presidio.

Il modello calabrese evidenzia il passaggio dal drone impiegato occasionalmente a una rete territoriale collegata a strutture operative, personale formato e procedure di intervento definite.

 

Sardegna: una rete UAS condivisa dal sistema regionale

 

Drone ad ala fissa per il monitoraggio prolungato di vaste aree boschive

 

La Sardegna sta lavorando soprattutto sul piano organizzativo. Nell’aprile 2026, la Regione ha esteso a tutte le proprie direzioni ed enti la possibilità di utilizzare la struttura UAS della Protezione civile.

Il modello mette a disposizione operatori certificati, piloti qualificati e una flotta comune, evitando che ogni amministrazione debba costituire autonomamente una propria organizzazione aeronautica. Il sistema nasce dalla collaborazione tra Protezione civile e Corpo forestale e di vigilanza ambientale e comprende un protocollo con ENAC per definire regole, standard operativi, formazione e scenari di missione condivisi.

È una scelta rilevante perché affronta uno dei principali limiti della digitalizzazione delle emergenze: acquistare un drone è relativamente semplice; mantenerlo operativo, autorizzato e integrato in una struttura interforze richiede invece competenze, continuità e responsabilità precise.

Al 16 luglio 2026, la Sardegna aveva registrato 1.185 incendi dall’inizio della campagna, contro i 1.076 dello stesso periodo del 2025. La superficie boschiva interessata risultava però inferiore: 212 ettari contro 709. Il dato non consente di attribuire il risultato a una singola tecnologia, ma conferma l’importanza di un apparato capace di individuare e contenere rapidamente i principi d’incendio.

 

Toscana: termocamere e droni contro le riaccensioni

 

Droni con termocamera e dispositivi termici consegnati al sistema AIB della Toscana

 

La Regione Toscana ha consegnato al sistema Antincendi boschivi dieci termocamere, trenta visori termici portatili e tre droni equipaggiati con sensori termici.

L’investimento, pari a circa 240.000 euro, rientra in un progetto finanziato attraverso il PNRR per la realizzazione di un sistema integrato di monitoraggio e adattamento ai cambiamenti climatici.

La destinazione operativa riguarda soprattutto la bonifica e la conclusione delle operazioni di spegnimento. In questa fase, i droni con termocamera possono rilevare ceppaie, braci e porzioni di terreno che continuano a emettere calore anche quando l’incendio appare ormai domato.

Individuare questi punti prima che vento e temperature elevate provochino una nuova accensione permette di concentrare uomini e acqua dove sono realmente necessari. È un’applicazione meno visibile rispetto all’intervento sul fronte delle fiamme, ma decisiva per evitare che un incendio già controllato torni a propagarsi.

 

Sicilia: sorveglianza antincendio ad Agrigento e Monreale

 

Drone FIREHOUND impiegato nel monitoraggio antincendio a Monreale

 

Nel territorio di Agrigento è attivo un servizio di vigilanza lungo strade provinciali e statali vicine alle aree boscate. Il dispositivo integra postazioni mobili, personale antincendio e una squadra di piloti abilitata all’impiego di due droni, uno dei quali dotato di termocamera.

Le missioni vengono programmate nelle giornate con livello di allerta alto, nella fascia compresa tra le 12:00 e le 20:00. Oltre al controllo delle aree verdi, i droni possono contribuire all’individuazione di comportamenti sospetti e abbandoni di rifiuti lungo la rete stradale.

A Monreale, nel luglio 2026, è invece entrato in funzione un servizio basato su due droni FIREHOUND affidati alla Polizia Municipale. I mezzi vengono utilizzati per monitorare le aree maggiormente esposte e trasmettere alla centrale operativa immagini e dati utili a riconoscere possibili focolai.

I due casi siciliani rappresentano applicazioni differenti. Agrigento punta su un dispositivo mobile collegato alla vigilanza stradale; Monreale ha adottato una piattaforma sviluppata specificamente per la sorveglianza prolungata e il rilevamento precoce degli incendi.

 

Lazio: droni, telecamere e fototrappole nel Frusinate

 

Incendio boschivo nel Lazio durante le operazioni di controllo del territorio

 

In provincia di Frosinone, Prefettura, Provincia e Carabinieri Forestali hanno definito un sistema che integra fototrappole, telecamere, pattuglie e controllo aereo tramite droni.

Le aree più esposte saranno osservate dall’alto per individuare tempestivamente gli incendi e contribuire alla ricostruzione di eventuali condotte dolose o colpose. Nell’ambito complessivo delle attività di contrasto, una persona è già stata denunciata per il reato di incendio previsto dall’articolo 423 del Codice penale. Le informazioni disponibili non attribuiscono però direttamente la denuncia alle riprese di un drone.

L’impiego investigativo richiede particolare attenzione alla qualità delle immagini, alla tracciabilità dei file e alla corretta conservazione dei dati. Una ripresa aerea può supportare le indagini, ma deve essere inserita in un quadro probatorio più ampio.

 

Puglia, Campania e Abruzzo: droni negli hotspot nazionali

 

Dispositivo nazionale impegnato nella campagna antincendio boschivo

La Campagna AIB nazionale 2026 prevede l’impiego dei droni anche in Puglia, Campania e Abruzzo, con il coinvolgimento dei Carabinieri Forestali e dei Reparti Parco.

Le piattaforme saranno utilizzate per la prevenzione, il monitoraggio delle aree considerate hotspot e la raccolta di elementi destinati alle successive attività investigative.

Questo utilizzo amplia la funzione dei sistemi UAS: non soltanto sensori per osservare il fuoco, ma strumenti per analizzare il territorio prima e dopo l’evento, ricostruire il possibile punto d’innesco e documentare le aree interessate.

 

Incendi in Francia: droni termici in Gironda e nelle Landes

 

Operazioni della Gendarmerie durante gli incendi in Gironda e nelle Landes

Gli incendi che nel luglio 2026 hanno colpito la Gironda e le Landes costituiscono uno degli scenari europei più rilevanti della stagione. Le dimensioni dell’emergenza hanno richiesto evacuazioni su vasta scala e un dispositivo composto da centinaia di gendarmi, elicotteri, mezzi nautici e squadre UAS.

In Gironda sono stati schierati due droni della Gendarmerie, mentre nelle Landes ha operato un’ulteriore squadra specializzata.

Dal 26 luglio, anche l’unità RAID di Bordeaux ha messo a disposizione un drone dotato di termocamera. Il mezzo è stato utilizzato per:

  • sorvegliare un settore sensibile vicino all’aeroporto di Mérignac;
  • individuare eventuali nuovi focolai e salti di fuoco;
  • seguire in tempo reale l’evoluzione dell’incendio;
  • determinare la posizione della linea del fronte;
  • mappare le aree già percorse dalle fiamme;
  • verificare la stabilizzazione del rogo nel settore di Le Temple.

Le informazioni raccolte sono state trasmesse alle autorità incaricate della conduzione delle operazioni.

Il caso francese mostra cosa significa integrare realmente un drone nella catena di comando. Il velivolo non viene impiegato per produrre semplici riprese aeree: risponde a esigenze operative precise e contribuisce alla costruzione di una rappresentazione aggiornata dell’incendio.

 

Dalla Corsica un sistema per geolocalizzare i punti caldi

 

Sistema sviluppato in Corsica per geolocalizzare i punti caldi mediante drone

Sempre in Francia, un gruppo di ricerca dell’Università della Corsica ha sviluppato uno strumento per geolocalizzare i punti caldi attraverso immagini termiche raccolte da drone.

La piattaforma sorvola l’area da controllare e associa le anomalie rilevate nell’infrarosso alla loro posizione sul terreno. Lo scopo è agevolare il lavoro dei vigili del fuoco durante la bonifica, indirizzandoli verso le zone nelle quali permangono combustioni residue.

È un’applicazione particolarmente importante nei territori montuosi, dove raggiungere e controllare fisicamente ogni porzione del perimetro richiede tempi e risorse considerevoli.

 

Spagna: sorveglianza termica durante l’incendio di Orés

 

Incendio di Orés.
In Spagna, le immagini raccolte dalla Guardia Civil durante l’incendio di Orés, nella provincia di Saragozza, hanno documentato l’estensione delle aree bruciate e supportato l’individuazione dei punti più caldi e il monitoraggio dell’evoluzione del fuoco.Alla data del 19 luglio, il rogo aveva interessato circa 16.000 ettari e diversi comuni erano ancora sottoposti a ordine di evacuazione.Anche in questo caso, il contributo principale dei droni consiste nella costruzione della consapevolezza operativa: conoscere la posizione dei punti caldi, l’estensione del perimetro e le aree minacciate permette di distribuire meglio uomini e mezzi.

Sensori meteo, analisi dei gas e previsione della propagazione

 

Sperimentazione con drone per l’analisi e la gestione del comportamento del fuoco
Tecnologie UAS sperimentate nella gestione degli incendi in British Columbia. Foto istituzionale.

 

Un incendio boschivo è influenzato dall’interazione tra condizioni meteorologiche, caratteristiche della vegetazione e morfologia del terreno.

Velocità e direzione del vento, raffiche, temperatura, umidità, pendenza ed esposizione dei versanti possono modificare rapidamente il comportamento delle fiamme. Anche la quantità, la continuità e il livello di essiccazione del combustibile vegetale incidono sulla velocità di propagazione.

Una struttura tecnologica efficace integra quindi i dati dei droni con stazioni meteorologiche di prossimità, previsioni regionali, mappe della vegetazione e modelli digitali del terreno. A questo strato informativo si aggiunge il monitoraggio chimico in tempo reale: rilevare i livelli di monossido di carbonio (CO), le concentrazioni di ossigeno e le polveri sottili permette di calcolare l’intensità della combustione e mappare l’effettiva tossicità dell’ambiente per le squadre di soccorso a terra.

Incrociando questa mole di dati, gli algoritmi possono produrre scenari aggiornati e stimare la possibile evoluzione del fronte. Non possono però determinare con assoluta certezza il percorso delle fiamme. Per questo è tecnicamente più corretto parlare di modellazione del comportamento dell’incendio piuttosto che di “balistica del fuoco”.

 

FIREHOUND: il drone solare Dronemaster per la prevenzione degli incendi

 

FIREHOUND di Dronemaster, drone solare per il rilevamento precoce degli incendi

 

In questo scenario si inserisce FIREHOUND di Dronemaster, il primo drone solare al mondo progettato esclusivamente per il rilevamento precoce degli incendi.

La piattaforma combina alimentazione solare, sensore termico, intelligenza artificiale e gestione remota per monitorare aree boschive e territori sensibili durante periodi prolungati.

FIREHOUND offre:

  • fino a 15 ore di autonomia grazie ai pannelli solari integrati;
  • sensore termico FLIR® per rilevare focolai di dimensioni ridotte;
  • notifiche geolocalizzate trasmesse in tempo reale;
  • algoritmi proprietari per ridurre i falsi allarmi;
  • copertura fino a 510 ettari per ogni ora di monitoraggio;
  • gestione remota centralizzata attraverso connettività LTE;
  • zero emissioni operative.

Secondo i dati dichiarati da Dronemaster, il sistema consente di ridurre i falsi positivi fino all’85% e di triplicare la superficie monitorata rispetto ai metodi tradizionali.

Sono caratteristiche orientate a un obiettivo preciso: individuare l’incendio quando è ancora un focolaio circoscritto.

FIREHOUND non nasce per sostituire elicotteri, Canadair o squadre di spegnimento. Il suo compito è anticiparne e indirizzarne l’intervento, fornendo rapidamente la posizione dell’anomalia e le informazioni necessarie per verificarla.

 

Droni antincendio boschivo: l’automazione tattica come unico standard

 

Droni antincendio boschivo inseriti in un sistema integrato di prevenzione

Le frammentate sperimentazioni regionali in Italia e la gestione delle maxi-emergenze in Francia e Spagna portano a una conclusione inequivocabile: usare un drone come un semplice “binocolo volante” è un approccio superato e inefficace. Il dato aereo ha un reale valore tattico solo se disintegra i tempi morti della catena di comando.

La vera evoluzione del settore AIB non è semplicemente tecnologica, è operativa. Significa passare dall’inseguimento passivo delle fiamme al dominio totale del territorio. Mappare la linea del fronte, individuare le riaccensioni termiche, incrociare i dati chimici e trasmettere le coordinate esatte alle strutture di terra deve avvenire in un flusso continuo e istantaneo. L’obiettivo operativo è implacabile: accorciare la latenza tra l’innesco e la soppressione del focolaio.

 

 

[Credits: FIREHOUND – Dronemaster, Piano antincendio e droni – Regione Calabria, Droni negli incendi di Gironda e Landes – Gendarmerie nationale]

 

 

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Sovvenzioni

 

Con riferimento all’art. 1 comma 125 della Legge 124/2017, qui di seguito sono riepilogate le sovvenzioni ricevute nell’anno 2022:
Soggetto erogante: Stato Italiano
Contributo ricevuto: 16.398
Causale: Bonus investimenti L.160/19

 

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