Rover ETNA: la robotica aerea e terrestre pronta per il polo sud lunare
L’industria aerospaziale italiana accelera sull’esplorazione della superficie lunare. Sulle pendici del vulcano siciliano si è appena conclusa la campagna di test operativi del rover ETNA (Exploration Technology for Navigation & Autonomy). Finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e sotto la guida di Thales Alenia Space nel ruolo di prime contractor, il progetto segna il superamento della fase di validazione in ambiente rappresentativo.
Non si tratta di un semplice dimostratore tecnologico, ma di un asset operativo da 300 kg sviluppato all’interno del programma Universal Locomotion System (ULS), con un target preciso: portare la piattaforma al livello di maturità TRL 5 (Technology Readiness Level) entro dicembre 2026, in vista del dispiegamento al polo sud della Luna.

Il rover ETNA durante la campagna di test sulle pendici vulcaniche del Monte Etna.
Architettura ibrida: quattro gambe per il fuoristrada estremo

Le quattro ruote su gambe articolate consentono a ETNA di adattare assetto, sterzo e trazione alle irregolarità del terreno lavico.
Superando i limiti strutturali dei tradizionali sistemi su ruote rigide, il rover ETNA implementa una meccanica derivata dal progetto europeo ESA EMRS. Il veicolo poggia su quattro gambe articolate dotate di sospensioni ibride. Ogni ruota dispone di attuatori di sterzo e azionamento indipendenti, il tutto alimentato da una batteria strutturale integrata nello chassis, sviluppata da Volta Structural Energy.
Questa configurazione ha permesso al mezzo di affrontare i pendii irregolari e le colate laviche dell’Etna, geometrie complesse che replicano fedelmente la morfologia accidentata dei crateri perennemente in ombra del polo sud lunare. La destinazione non è casuale: l’obiettivo tattico è la ricerca e l’estrazione di ghiaccio d’acqua per la produzione in-situ di propellente e supporto vitale (applicazioni ISRU), un compito che richiederà anche l’installazione di cavi, fari di superficie e reti di sensori.
Il moltiplicatore tattico: AI e drone VTOL di bordo

ETNA sul campo con i payload sviluppati anche dal Centro PIC4SeR del Politecnico di Torino, tra cui il drone autonomo e i sensori rilasciabili.
L’esplorazione autonoma su suolo lunare non ammette latenze decisionali dovute ai ritardi nelle comunicazioni con la Terra. Per questo motivo, il consorzio – che riunisce eccellenze come Leonardo, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), ALTEC e Aiko Space – ha equipaggiato il rover con un’architettura software basata su ROS 2 (Robot Operating System) e algoritmi di intelligenza artificiale evoluta.
Il vero scarto operativo è però garantito dall’accoppiamento con la robotica aerea.
Il centro Pic4SeR del Politecnico di Torino ha curato l’integrazione di una suite sensoriale avanzata e di un drone VTOL (Vertical Take-Off and Landing) alloggiato direttamente a bordo del rover. Il velivolo agisce come avanguardia esplorativa: decolla dalla piattaforma madre, mappa il terreno circostante, individua i percorsi ottimali e trasmette i dati di navigazione al veicolo terrestre. Questa sinergia espande drasticamente la situational awareness del sistema, azzerando il rischio di infilare il rover in trappole morfologiche o percorsi ciechi.
L’Italia definisce i nuovi standard di mobilità spaziale

Il team della campagna ETNA accanto al rover durante le prove sul terreno vulcanico.
L’esito positivo della campagna di test alle pendici dell’Etna non è solo un traguardo formale per il raggiungimento del TRL 5, ma una validazione sul campo dell’approccio multi-dominio. Integrare un rover terrestre a sospensioni ibride con un drone VTOL per l’avanscoperta rappresenta uno shift concettuale decisivo per l’esplorazione extra-planetaria.
Con il progetto ETNA, l’industria aerospaziale italiana non si limita a prenotare un posto per le future missioni al polo sud lunare, ma detta le nuove regole d’ingaggio per la navigazione autonoma in ambienti ostili.
[Credits: AGEEI]
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