Lo Sri Lanka impiega droni militari per individuare ristagni d’acqua e focolai di zanzare. Tecnologia, risultati e limiti operativi.

Droni contro la dengue: lo Sri Lanka porta la sorveglianza aerea nella sanità pubblica

Lo Sri Lanka sta impiegando droni contro la dengue per individuare dall’alto ristagni d’acqua, coperture deteriorate e potenziali siti di riproduzione delle zanzare. L’intervento arriva durante una delle più gravi emergenze sanitarie affrontate dal Paese negli ultimi anni: alla mezzanotte del 29 luglio 2026 risultavano notificati 84.091 casi e 61 decessi, mentre 175 aree sanitarie erano sottoposte a sorveglianza rafforzata perché classificate ad alto rischio.

I velivoli a pilotaggio remoto della Sri Lanka Air Force vengono utilizzati soprattutto per controllare tetti, cantieri, edifici pubblici e zone difficilmente accessibili agli ispettori. Non si tratta, tuttavia, di una soluzione autonoma. Il drone raccoglie informazioni, individua le criticità e contribuisce a geolocalizzarle, mentre la verifica dei focolai e la loro eliminazione restano affidate alle squadre sanitarie e agli operatori sul territorio.

 

Drone della Sri Lanka Air Force impiegato nelle attività di sorveglianza contro la dengue

Un’emergenza accelerata da piogge, urbanizzazione e macerie

 

Esemplare femmina di Aedes aegypti, zanzara responsabile della trasmissione della dengue

 

L’aumento delle infezioni è legato a una combinazione particolarmente critica di fattori climatici e urbani. Le piogge monsoniche riempiono grondaie, serbatoi scoperti, recipienti abbandonati e cavità presenti nei cantieri. I detriti lasciati dal ciclone Ditwah hanno inoltre moltiplicato le superfici capaci di trattenere piccole quantità d’acqua, creando condizioni favorevoli alla proliferazione delle zanzare.

Nelle prime due settimane di luglio gli ospedali avevano già registrato più di 18.000 nuovi casi, con reparti costretti ad aggiungere letti e ampliare gli orari del personale. Secondo le autorità sanitarie, circa il 75% delle infezioni analizzate era associato al sierotipo DENV-2, collegato in questa fase a una diffusione particolarmente rapida e a quadri clinici più impegnativi.

Gampaha e Colombo rimangono tra i distretti maggiormente colpiti. La densità degli insediamenti, la presenza di numerosi edifici con coperture piane e l’estensione delle aree urbane rendono la ricerca manuale dei focolai lenta, costosa e, in diversi casi, rischiosa per gli operatori.

La collaborazione tra Aeronautica e sanità non nasce nel 2026

 

Consegna dei droni alla Sri Lanka Air Force per le attività di sorveglianza e prevenzione

 

L’operazione attuale rappresenta l’ampliamento di un programma avviato diversi anni fa. Già nell’agosto 2020 la Sri Lanka Air Force aveva effettuato missioni nella Western Province per localizzare possibili aree di riproduzione delle zanzare in diversi centri urbani, tra cui Wellawaththa, Biyagama, Rajagiriya, Peliyagoda e Kelaniya.

Nel febbraio 2021 l’Aeronautica dichiarava di aver completato 26 missioni, per un totale di 21 ore e 50 minuti di volo. Nello stesso periodo venivano integrati nella flotta un DJI Matrice 300 RTK destinato alla sorveglianza e un DJI Agras MG-1 predisposto per l’irrorazione di liquidi.

Nell’agosto 2025 un nuovo accordo con il Ministero della Salute ha consolidato la collaborazione per la lotta alla dengue e per ulteriori applicazioni sanitarie, proseguita poi nel 2026.

Come funziona la ricerca aerea dei focolai

 

Sistema a pilotaggio remoto della Sri Lanka Air Force destinato alla ricerca dei focolai di dengue

 

La missione comincia con la selezione delle aree prioritarie sulla base dei casi segnalati, degli indici entomologici e delle condizioni ambientali. Il drone sorvola isolati, tetti piani, scuole, cantieri, edifici pubblici e accumuli di macerie, fornendo immagini in tempo reale oppure registrazioni da analizzare al termine del volo.

Quando viene individuato un possibile ristagno, la posizione può essere associata alle coordinate del velivolo e trasmessa alle squadre operative. Gli ispettori raggiungono quindi il sito, verificano la presenza di acqua, larve o contenitori esposti e dispongono la pulizia, la copertura dei serbatoi o gli eventuali trattamenti.

Nel corso di luglio le autorità hanno riferito la bonifica di quasi 11.000 siti e l’applicazione di sanzioni a oltre 4.000 proprietà nelle quali erano state riscontrate condizioni favorevoli alla riproduzione delle zanzare.

 

Perché tetti e piccoli ristagni sono obiettivi strategici

 

Veduta aerea di tetti e aree urbane controllate con drone per individuare ristagni d’acqua

 

La dengue viene trasmessa principalmente dalle zanzare Aedes aegypti e, in misura diversa, Aedes albopictus. Questi insetti non hanno bisogno di paludi o grandi bacini per riprodursi. Sono sufficienti modeste quantità d’acqua presenti in secchi, pneumatici, sottovasi, grondaie, teli, vasche e materiali abbandonati.

Le uova possono resistere per mesi in condizioni asciutte e schiudersi quando tornano a contatto con l’acqua. Un tetto piano non accessibile, una grondaia ostruita o un cantiere chiuso possono quindi ospitare un focolaio senza essere immediatamente visibili dalle strade o durante le normali ispezioni.

La sorveglianza aerea non rileva direttamente il virus e non certifica la presenza di larve. Individua piuttosto condizioni ambientali compatibili con un potenziale sito riproduttivo, indicando dove concentrare il controllo entomologico. Il drone diventa così uno strumento di selezione delle priorità, inserito in una strategia più ampia che comprende sorveglianza, rimozione dei ristagni, controllo larvale e interventi sugli insetti adulti.

 

Telecamere, posizionamento RTK e analisi delle immagini

 

Drone professionale con sensori per acquisizione di immagini e georeferenziazione RTK

 

Per individuare recipienti, superfici bagnate e ristagni visibili può essere sufficiente una telecamera RGB ad alta risoluzione, soprattutto se abbinata a zoom ottico e georeferenziazione accurata. Una piattaforma professionale come il Matrice 300 RTK può ospitare sensori ottici, termici e payload specializzati, ma la presenza di queste compatibilità tecniche non dimostra che tutti gli strumenti siano stati utilizzati nelle operazioni anti-dengue del 2026.

La termografia può evidenziare alcune differenze di temperatura o umidità, ma non è in grado di identificare automaticamente le larve. Su superfici esposte al sole, inoltre, riflessi e variazioni termiche possono generare interpretazioni ambigue.

Il passaggio tecnologico più interessante è l’integrazione delle immagini all’interno di un sistema informativo geografico. Le fotografie sovrapposte possono generare ortomosaici e mappe operative aggiornate, mentre algoritmi di computer vision possono essere addestrati a riconoscere tetti, recipienti, coperture danneggiate e aree sospette.

 

I vantaggi operativi dei droni contro la dengue

 

 

Operatori e drone della Sri Lanka Air Force durante la preparazione delle attività di sorveglianza

 

Il principale beneficio non risiede nella spettacolarità del mezzo, ma nella capacità di trasformare un controllo dispersivo in un’attività basata sulle priorità. Un singolo equipaggio può osservare rapidamente coperture e cortili che richiederebbero numerosi accessi fisici, riducendo l’esposizione del personale a tetti instabili, edifici abbandonati, macerie e ambienti potenzialmente contaminati.

Le missioni possono essere ripetute dopo una bonifica o una nuova precipitazione, creando confronti temporali e documentando se una criticità sia stata effettivamente risolta. Le immagini permettono inoltre di associare coordinate, livello di rischio e stato dell’intervento a ogni segnalazione.

Per valutare concretamente l’efficacia del sistema servono indicatori misurabili: superficie controllata per ora, percentuale di segnalazioni confermate a terra, tempo trascorso tra rilevamento e bonifica, costo per sito individuato e variazione degli indici larvali.

Senza questi parametri, il drone rischia di rimanere una buona piattaforma di osservazione priva di una reale integrazione nella risposta sanitaria. Il dato tecnologico deve sempre tradursi in un intervento verificabile sul territorio.

 

I limiti che la tecnologia non può eliminare

 

Piattaforma aerea della Sri Lanka Air Force utilizzata per attività di monitoraggio ambientale

 

Una telecamera montata su un drone non può osservare l’acqua contenuta sotto una tettoia, all’interno di un serbatoio chiuso o tra la vegetazione fitta. Ombre, riflessi, teli scuri e superfici lucide possono generare falsi positivi, mentre vento, pioggia e autonomia delle batterie limitano la continuità delle missioni.

In un contesto densamente abitato emergono anche questioni legate alla protezione dei dati. Le riprese potrebbero includere persone, abitazioni private, targhe o attività non collegate alla sorveglianza sanitaria. Sono quindi necessarie rotte autorizzate, procedure per la minimizzazione delle immagini, tempi di conservazione definiti e accessi controllati ai dati raccolti.

Anche l’irrorazione aerea richiede una valutazione distinta. Il prodotto utilizzato, il dosaggio, la dispersione causata dal vento e i possibili effetti su persone, animali e ambiente non possono essere trattati come semplici funzioni accessorie del drone.

 

Verso una sanità pubblica predittiva

 

Veduta aerea urbana utilizzabile per la costruzione di mappe dinamiche del rischio sanitario

 

Il passo successivo consiste nel collegare le missioni aeree con dati epidemiologici, meteorologici ed entomologici. Le precipitazioni, le temperature e le variazioni climatiche possono essere utilizzate per stimare in anticipo l’aumento dell’attività delle zanzare e individuare le aree che richiedono un controllo prioritario.

In un sistema evoluto, queste informazioni alimentano mappe dinamiche del rischio. I droni intervengono quindi come livello tattico, verificando le aree segnalate dai modelli e aggiornando il quadro con immagini recenti e georeferenziate.

Altri impieghi, come la distribuzione mirata di larvicidi o il rilascio di zanzare maschio sterilizzate, sono già oggetto di sperimentazioni internazionali. Si tratta però di tecnologie differenti, che richiedono protocolli specifici, verifiche ambientali e una valutazione epidemiologica indipendente.

Il futuro non è rappresentato dal drone che combatte da solo la dengue, ma da una rete coordinata nella quale sensori, modelli previsionali, autorità sanitarie e operatori sul territorio intervengono prima che i focolai possano estendersi.

 

Quando la tecnologia diventa uno strumento di prevenzione

 

Personale della Sri Lanka Air Force con i sistemi a pilotaggio remoto destinati alla prevenzione della dengue

 

L’esperienza dello Sri Lanka mostra come una tecnologia sviluppata per l’osservazione e la sicurezza possa diventare uno strumento concreto di sanità pubblica. I droni permettono di vedere ciò che gli ispettori non possono raggiungere facilmente, accelerano la localizzazione dei ristagni e aiutano a distribuire meglio personale e risorse.

Non eliminano le zanzare, non diagnosticano la dengue e non sostituiscono la manutenzione urbana, il controllo entomologico o la partecipazione dei cittadini. La loro efficacia dipende dalla qualità del processo successivo al volo: immagini correttamente interpretate, segnalazioni geolocalizzate, verifiche rapide e bonifiche documentate.

È questa integrazione, più del singolo modello di drone, a trasformare la sorveglianza aerea in una risorsa efficace contro le epidemie trasmesse dalle zanzare.

 

 

[Credits: Sri Lanka Air Force]

 

 

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Contributo ricevuto: 16.398
Causale: Bonus investimenti L.160/19

 

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