Incendio a Laveno Mombello domato: droni con termocamera decisivi
Si è conclusa nel pomeriggio di martedì 7 aprile l’emergenza legata all’incendio boschivo che ha interessato i versanti sopra Laveno Mombello. L’evento è stato dichiarato ufficialmente chiuso alle 15:22, al termine di un intervento proseguito senza interruzioni per circa 72 ore tra spegnimento, contenimento e bonifica.
Il bilancio provvisorio indica oltre 30 ettari di bosco coinvolti dalle fiamme. La stima potrà essere affinata con verifiche successive, ma il dato restituisce la scala di un rogo che ha richiesto un impiego continuativo di squadre a terra, volontari, droni e mezzi aerei, con un coordinamento operativo costante sul territorio.
Presidio notturno e contenimento dei focolai residui
Nelle fasi centrali dell’intervento, il dispositivo di contrasto ha mantenuto un presidio continuo anche nelle ore notturne, con l’obiettivo di monitorare l’evoluzione dei focolai residui e intervenire rapidamente in caso di riaccensioni. Il Comune ha aggiornato la situazione segnalando la presenza di punti attivi in quota, lontani dalle abitazioni e dalle aree abitate più esposte.
Sul terreno hanno operato squadre dei Vigili del Fuoco e volontari AIB, con postazioni di controllo in località Casere e in località Monteggia. Il presidio prolungato risponde a un’esigenza operativa precisa: mantenere la sorveglianza su aree con potenziale riattivazione, contenere eventuali propagazioni lungo i versanti e predisporre la transizione verso la bonifica, dove la lettura puntuale del terreno diventa determinante.
Droni SAPR dei Vigili del Fuoco: rilievi con termocamera e supporto al coordinamento
Un elemento operativo centrale è stato il supporto del nucleo SAPR (Sistemi aeromobili a pilotaggio remoto) dei Vigili del Fuoco. I droni impiegati hanno fornito immagini aeree a supporto del coordinamento e della valutazione dello scenario, anche attraverso l’uso di termocamera per individuare aree con residua attività termica non immediatamente rilevabili da terra.
In un incendio boschivo, soprattutto dopo ore di lavoro e con focolai in quota, la termografia consente di evidenziare “punti caldi” e zone di possibile ripresa, indirizzando le squadre verso interventi mirati. Dal punto di vista operativo, il dato termico riduce l’incertezza nella fase di controllo, migliora la sicurezza degli operatori e accelera la definizione dell’ordine di intervento, in particolare quando la morfologia del terreno limita l’accesso diretto o rende discontinua l’osservazione dal suolo.
Nelle ultime fasi, i rilievi con drone hanno avuto un ruolo anche nella verifica finale: le ispezioni sui versanti interessati non hanno evidenziato criticità residue, contribuendo alla decisione di chiudere ufficialmente l’emergenza e concludere le attività di bonifica.
Mezzi aerei e coordinamento con le squadre a terra
Il dispositivo ha richiesto anche il supporto dei mezzi aerei: elicotteri del servizio antincendio boschivo regionale e, nelle fasi più critiche, un Canadair. I lanci hanno consentito di agire sui settori meno accessibili e di sostenere il lavoro delle squadre a terra, decisive nella messa in sicurezza e nella bonifica.
Briefing operativi e presenza istituzionale sul territorio
La gestione dell’intervento ha previsto briefing operativi per pianificare le attività giornaliere e aggiornare la strategia in base all’evoluzione dei focolai e ai dati disponibili. Il coordinamento ha coinvolto le componenti operative sul campo e le strutture di supporto, con un presidio istituzionale costante.
Sul posto erano presenti anche il sindaco Luca Santagostino, insieme al vicesindaco e assessore Fabio Bardelli, che hanno seguito l’evoluzione della situazione. In un’emergenza prolungata, la continuità informativa tra amministrazione locale e dispositivo di soccorso facilita comunicazioni, aggiornamenti alla popolazione e gestione delle attività sul territorio.
Chiusura dell’emergenza: bonifica e controlli con droni
La fase conclusiva ha riguardato la bonifica e le verifiche finali sui versanti interessati. In questo passaggio, i droni SAPR con termocamera hanno supportato il controllo dell’area, aiutando a individuare eventuali residui di attività termica e a ridurre il rischio di riaccensioni prima della chiusura formale dell’emergenza.
È anche qui che si misura la direzione di marcia: l’impiego di immagini aeree e dati termici tende a diventare parte stabile delle procedure di spegnimento e post-incendio, soprattutto quando la morfologia del terreno limita l’osservazione da terra. In prospettiva, l’integrazione tra rilievi con drone, briefing operativi e intervento delle squadre può rendere più rapida l’assegnazione delle priorità delle aree critiche e più solida la transizione dalla fase di spegnimento alla messa in sicurezza.
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