Drone Vista per i soccorsi: test a Bari su incidenti stradali
Un drone che arriva prima dei soccorsi, si posiziona sopra la scena e restituisce in pochi istanti una lettura operativa dell’incidente. È l’impianto del sistema Vista, sviluppato dal Ministero delle Infrastrutture insieme al Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, nel quadro del Piano nazionale della sicurezza stradale 2030.
Il primo test pubblico è stato condotto il 18 marzo 2026 a Bari, durante una simulazione di sinistro, per verificare l’integrazione tra piattaforma aerea, trasmissione dati e algoritmi.
Il presupposto è operativo: un drone può raggiungere il luogo di un incidente più rapidamente di mezzi terrestri, aggirando traffico e ostacoli. Nella prova, Vista ha sorvolato l’area inviando foto e video in tempo reale ai centri operativi. Su questo flusso informativo interviene un software di intelligenza artificiale, che analizza la scena, individua i veicoli coinvolti, rileva la presenza di persone e segnala le criticità.
Drone Vista: dalla ricognizione alla gestione dell’emergenza
Il valore del sistema, nelle intenzioni dichiarate, è trasformare la prima ricognizione in un supporto decisionale immediato. Nei minuti che seguono un sinistro, un quadro più chiaro della situazione può orientare l’invio delle risorse e la messa in sicurezza dell’area, con ricadute dirette sull’efficacia dell’intervento, sulla tutela delle vittime e sulla protezione di chi opera sul posto.
Vista è progettato anche per un’ulteriore funzione: stabilire una comunicazione con le persone coinvolte, fornendo istruzioni o supporto in attesa dell’arrivo dei soccorsi. È un passaggio che sposta il drone da sensore a nodo attivo della gestione dell’emergenza, con un’interazione che, se ben governata, può contribuire a ridurre disorientamento e rischi secondari.
Documentazione del sinistro: dati “certificati” per ricostruzioni e contenziosi

La sperimentazione ha simulato un incidente motociclistico con intervento coordinato di Polizia Locale e 118, alla presenza dell’assessore regionale Raffaele Piemontese e dei partner istituzionali e sanitari coinvolti.
Oltre alla componente di risposta immediata, emerge un’altra ambizione: generare una documentazione certificata della dinamica del sinistro. In prospettiva, un set di immagini e video raccolti dall’alto, associato a metadati e a una gestione corretta della catena di conservazione, può diventare un asset informativo utile per ricostruzioni tecniche, valutazioni legali e pratiche assicurative.
È un punto delicato, perché chiama in causa standard di acquisizione, tracciabilità e governance del dato. Ma è anche uno dei motivi per cui progetti di questo tipo interessano non solo il mondo della ricerca, ma anche chi opera su sicurezza stradale, gestione del traffico e pronto intervento.
Piano nazionale sicurezza stradale 2030: dalla dimostrazione alla procedura
Il test di Bari si inserisce in un quadro programmatico più ampio, legato al Piano nazionale della sicurezza stradale 2030. Vista, in questa cornice, è un tentativo di portare sul campo una combinazione tecnologica ormai matura, droni, trasmissione in tempo reale, analisi automatizzata, e di misurarne l’impatto in un contesto operativo.
La differenza la farà la capacità di passare dalla dimostrazione alla procedura: integrazione con i centri operativi, protocolli di impiego, gestione della privacy, affidabilità in condizioni meteo e ambientali variabili, e soprattutto interoperabilità con chi interviene davvero nei minuti critici.
[Credits: Ministero delle infrastrutture e dei trasporti]
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