LMT Defence e Thales Italia studiano reti mobili 4G/5G capaci di rilevare e tracciare droni, verso un proof of concept europeo per la difesa.

Tecnologie antidroni 4G/5G: accordo LMT-Thales Italia

Antidroni/C-UAS06.11.2026

LMT Defence e Thales Italia hanno firmato un Memorandum d’Intesa per studiare nuove tecnologie antidroni 4G/5G, facendo convergere infrastrutture di telecomunicazione mobile e sistemi destinati alla difesa. Il programma punta a verificare se una rete cellulare possa contribuire non soltanto alla trasmissione dei dati, ma anche alla rilevazione, al tracciamento e alla classificazione dei velivoli senza pilota.

 

L’accordo mette in relazione due competenze complementari. LMT Defence opera contemporaneamente come operatore di rete mobile e integratore di tecnologie militari; Thales Italia porta nel progetto le proprie architetture 4G e 5G per comunicazioni tattiche e applicazioni mission-critical. Il risultato atteso non è ancora un sistema operativo, ma una nuova architettura di rilevamento droni tramite reti mobili da sottoporre a validazione.

 

Il Memorandum definisce infatti il quadro per l’elaborazione di ulteriori casi d’uso e per un possibile proof of concept. Obiettivi, risorse, configurazione e tappe della dimostrazione dovranno essere concordati dalle due aziende. Questa distinzione è rilevante: l’intesa formalizza una direzione tecnologica, ma non certifica ancora prestazioni, copertura o capacità di contrasto in uno scenario operativo.

 

La rete mobile diventa parte del sistema di sorveglianza

  Collaborazione tra LMT Defence e Thales Italia sulle tecnologie antidroni 4G e 5G  

Le reti cellulari sono state progettate principalmente per collegare utenti, dispositivi e servizi. L’evoluzione verso l’Integrated Sensing and Communication estende questa funzione: infrastrutture, segnali radio e capacità di elaborazione possono concorrere anche alla percezione dell’ambiente elettromagnetico circostante.

 

Nel caso indicato da LMT Defence e Thales Italia, la rete dovrebbe contribuire a tracciare e identificare i droni attraverso l’analisi dei loro modelli comportamentali di volo. La configurazione tecnica del futuro proof of concept non è stata resa pubblica, ma il principio consiste nell’utilizzare informazioni prodotte dall’infrastruttura mobile per individuare sequenze, anomalie e traiettorie compatibili con la presenza di un aeromobile senza pilota.

 

Una simile architettura potrebbe sfruttare la distribuzione geografica delle stazioni radio, la sincronizzazione temporale della rete e la disponibilità di capacità computazionale nei nodi periferici. L’elaborazione locale permetterebbe di ridurre la quantità di dati da trasferire verso il centro di comando e di produrre segnalazioni con una latenza compatibile con le esigenze di sorveglianza.

 

Il valore non risiede quindi nella trasformazione automatica di ogni antenna cellulare in un radar, ma nella possibilità di utilizzare la rete come un ulteriore livello informativo. La sua efficacia dipenderà dalla configurazione radio, dalle frequenze disponibili, dalla densità dell’infrastruttura e dalla capacità degli algoritmi di distinguere un drone da altri oggetti o fenomeni presenti nell’ambiente.

 

Dalla rilevazione alla classificazione della minaccia

  Architettura multisensore per il rilevamento e la classificazione dei droni  

Un sistema C-UAS completo deve gestire funzioni differenti: rilevazione, tracciamento, classificazione, identificazione e, quando previsto dal quadro operativo e normativo, neutralizzazione. L’accordo tra LMT Defence e Thales Italia si concentra soprattutto sulle prime fasi della catena, nelle quali la qualità del dato determina l’affidabilità delle decisioni successive.

 

Rilevare un oggetto non equivale a identificarlo come minaccia. Il sistema deve stabilire se la traccia appartenga realmente a un drone, ricostruirne il movimento, confrontarla con eventuali voli autorizzati e attribuire un livello di affidabilità alla classificazione. I falsi allarmi nei sistemi C-UAS rappresentano un problema operativo rilevante, soprattutto nelle aree urbane, industriali o infrastrutturali caratterizzate da un ambiente radio complesso.

 

L’analisi comportamentale può aggiungere un elemento utile alla classificazione. Velocità, variazioni di quota, permanenza su un’area, ripetizione della rotta e avvicinamento a una zona protetta possono contribuire a distinguere un normale transito da una condotta anomala. Questi parametri devono però essere correlati con il contesto operativo: un comportamento sospetto vicino a una base militare può risultare perfettamente legittimo durante un’ispezione autorizzata.

 

La rete mobile non sostituisce quindi radar, sensori radiofrequenza, camere elettro-ottiche o termiche. Può aggiungere un ulteriore livello di osservazione a una architettura C-UAS multisensore, migliorando la continuità del tracciamento e offrendo dati da fondere all’interno della piattaforma di comando e controllo.

 

5G COMPAD e l’integrazione tra telecomunicazioni civili e difesa

  Dimostrazione del progetto europeo 5G COMPAD 2.0 per le comunicazioni della difesa  

La collaborazione tra LMT e Thales nasce dalle attività condotte nel programma 5G COMPAD, acronimo di 5G Communications for Peacekeeping and Defence. Il progetto, sostenuto dal Fondo Europeo per la Difesa, è stato avviato per progettare e sperimentare un’architettura di comunicazione multidimensionale capace di integrare tecnologie 5G commerciali con piattaforme e sistemi militari.

 

La seconda fase, 5G COMPAD 2.0, estende il lavoro verso configurazioni maggiormente vicine all’impiego sul campo. Il programma si sviluppa dal 2025 al 2028, riunisce diciotto partecipanti e tre subfornitori provenienti da tredici Paesi e dispone di un finanziamento europeo superiore a 38 milioni di euro.

 

La prima dimostrazione intermedia, condotta in Norvegia nel maggio 2026, ha incluso applicazioni di network sensing, interoperabilità multidominio, monitoraggio del core 5G e rilevamento di oggetti aerei. Le prove hanno mostrato come una rete dispiegabile possa collaborare con routing tattico, sistemi crittografici, radio militari e piattaforme di comando.

 

Il progetto LMT-Thales si inserisce dunque in una linea di sviluppo europea già strutturata. Le reti 5G per la difesa non vengono considerate come semplici sostitute delle comunicazioni radio esistenti, ma come componenti di un sistema eterogeneo nel quale connettività, sensing, cyber-resilienza e gestione dello spettro operano in modo coordinato.

 

Le prestazioni che il proof of concept dovrà misurare

  Schema tecnico di Integrated Sensing and Communication applicato al rilevamento di droni  

La fattibilità del sistema dipenderà dalla capacità di produrre risultati misurabili in condizioni realistiche. Il proof of concept dovrà stabilire la probabilità di rilevamento, la precisione del tracciamento, la continuità della traccia tra celle differenti e il tasso di falsi positivi generato dall’ambiente.

 

Le prove dovranno includere droni di dimensioni, velocità e profili di volo differenti. Un multicottero che permane a quota costante produce un comportamento diverso da un’ala fissa veloce, da una munizione circuitante o da uno sciame. Anche la capacità di operare contro velivoli autonomi, privi di un collegamento radio facilmente intercettabile, rappresenterà un criterio decisivo.

 

Gli scenari urbani e industriali imporranno verifiche specifiche. Edifici, strutture metalliche, traffico radio e riflessioni multiple possono modificare la propagazione dei segnali e generare tracce ambigue. In questo contesto, la qualità della fusione dei dati C-UAS sarà più importante della prestazione isolata del singolo sensore.

 

Dovranno essere valutate anche la latenza dell’allarme, la disponibilità della rete, la protezione dei dati e la resistenza ad attacchi informatici, jamming e spoofing. Una capacità destinata alla difesa non può dipendere da un’infrastruttura vulnerabile proprio nel momento in cui lo spazio elettromagnetico diventa conteso.

 

Un nuovo livello per la difesa europea contro i droni

  Sistemi europei per il monitoraggio dello spazio aereo e il contrasto ai droni  

L’impiego delle reti mobili come sensori distribuiti può ampliare la copertura dei sistemi antidroni senza replicare ovunque infrastrutture militari dedicate. Le installazioni cellulari sono già diffuse sul territorio, dispongono di collegamenti verso nodi centrali e vengono gestite attraverso processi consolidati di monitoraggio e manutenzione.

 

Questo vantaggio infrastrutturale non elimina la necessità di sensori specializzati. Una rete 4G o 5G potrebbe fornire l’allerta iniziale, arricchire una traccia o indirizzare radar e sistemi elettro-ottici verso un settore specifico. La risposta alla minaccia resterebbe affidata a un’architettura graduata, nella quale identificazione e autorizzazione all’intervento vengono gestite attraverso il sistema C2.

 

L’accordo tra LMT Defence e Thales Italia riflette una tendenza più ampia della difesa europea: integrare tecnologie civili mature all’interno di sistemi militari resilienti, interoperabili e adattabili. La presenza di un operatore di telecomunicazioni nel progetto consente di sperimentare le soluzioni su infrastrutture di rete reali, superando la distanza che spesso separa il prototipo di laboratorio dall’ambiente operativo.

 

Il passaggio decisivo sarà la validazione. Solo il proof of concept potrà stabilire quali dati siano realmente utilizzabili, con quale precisione e a quali condizioni. Se le prove confermeranno l’efficacia dell’approccio, le reti mobili potranno diventare un nuovo strato della sorveglianza a bassa quota europea, integrato con radar, sensori RF, sistemi elettro-ottici e piattaforme di comando.

 

[Credits: Analisi Difesa]

 

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