Droni cargo nei rifugi dell’Alto Adige: la logistica alpina diventa programmabile
Il progetto, finanziato dal Dipartimento Gestione patrimoniale della Provincia autonoma di Bolzano, ha impiegato il cargo drone FB3 lungo rotte superiori a dieci chilometri e con dislivelli fino a 1.500 metri. Il profilo più impegnativo ha interessato il Rifugio Gino Biasi al Bicchiere, o Becherhaus, situato a 3.156 metri di quota.
Il risultato non autorizza a considerare risolta ogni criticità del trasporto aereo in montagna. Dimostra però che un UAS heavy-lift può essere integrato in una catena di approvvigionamento ricorrente, con equipaggi dedicati, pianificazione delle missioni, connettività ridondata e coordinamento diretto con i gestori delle strutture.
Dal progetto pilota a una stagione operativa programmata
La stagione sistematica, programmata dal 1° giugno al 13 ottobre, ha interessato i rifugi Payer, Sasso Nero, Brigata Tridentina, Giogo Lungo, Monteneve, Forcella Vallaga, Vedretta Piana e Gino Biasi al Bicchiere. Le 189 missioni sono state distribuite su 32 giornate operative, secondo una pianificazione concordata con i gestori e adattata alle richieste di approvvigionamento e alle condizioni di sicurezza.
FlyingBasket ha fornito aeromobili, equipaggi, veicoli di supporto e pianificazione, occupandosi anche della raccolta delle merci presso i fornitori locali. Il personale dei rifugi coinvolto nelle operazioni ha ricevuto una preparazione di base per l’allestimento e la movimentazione dei carichi.
FB3: payload e prestazioni nelle condizioni d’alta quota
Il FB3 impiegato nella campagna può trasportare carichi fino a 60 chilogrammi. La capacità nominale, tuttavia, non coincide automaticamente con quella disponibile in ogni missione: quota, temperatura, vento, profilo verticale, distanza, riserva energetica e configurazione del carico concorrono alla definizione del payload effettivamente autorizzabile.
Con l’aumento dell’altitudine diminuisce la densità dell’aria. A parità di geometria e regime dei rotori, il sistema deve quindi impegnare una maggiore potenza per produrre la portanza richiesta. L’effetto si combina con le basse temperature, le turbolenze orografiche e le raffiche generate dalle creste, incidendo sulla gestione energetica e sui margini della missione.
La rotta verso il Becherhaus ha raggiunto i 3.156 metri, sviluppandosi per circa 10,7 chilometri e superando un dislivello prossimo ai 1.500 metri. Le missioni dirette al Rifugio Payer, situato a 3.038 metri, hanno affrontato circa 1.200 metri di dislivello, mentre quelle verso il Rifugio Sasso Nero, a 3.018 metri, ne hanno superati circa 1.166.
Rotte oltre le creste e continuità del collegamento
Quando necessario, le operazioni hanno utilizzato reti mobili 4G o connettività satellitare Starlink come collegamenti alternativi. La disponibilità di più canali non elimina la necessità di progettare copertura, priorità delle comunicazioni, procedure degradate e comportamento del mezzo in caso di perdita del collegamento.
FlyingBasket opera come titolare di un Light UAS Operator Certificate rilasciato da ENAC. Il quadro europeo EASA relativo al LUC consente all’autorità nazionale di attribuire privilegi commisurati alla maturità organizzativa dimostrata dall’operatore. Non costituisce un’autorizzazione indiscriminata: ogni attività deve restare all’interno delle condizioni, delle procedure e dei limiti approvati.
Una logistica bidirezionale per materiali, alimenti e rifiuti
Delle oltre 8,5 tonnellate complessivamente movimentate, 7.078 chilogrammi sono stati trasportati dai punti logistici di valle verso i rifugi. Altri 1.491 chilogrammi di rifiuti, attrezzature, materiali e bagagli sono stati riportati a valle, sfruttando anche le tratte di ritorno.
I carichi comprendevano pane, verdure, farina, latte, bevande, uova, pasta, carne e circa 200 chilogrammi di canederli surgelati. Alle derrate alimentari si sono aggiunti componenti tecnici, materiali per lavori di manutenzione, attrezzatura alpinistica ed effetti personali del personale dei rifugi.
La componente bidirezionale è determinante per l’efficienza del modello. Un sistema che utilizza il volo di ritorno esclusivamente come trasferimento a vuoto riduce il proprio valore logistico. La raccolta dei rifiuti e il rientro di materiali trasformano invece la missione in un ciclo di trasporto completo.
Droni ed elicotteri: criteri di impiego differenti
Il drone diventa competitivo quando il carico può essere suddiviso in lotti compatibili, le consegne sono programmabili e la frequenza del servizio riduce la necessità di concentrare grandi quantità di merci in un’unica rotazione. In queste condizioni, la piattaforma elettrica può ridurre costi, emissioni dirette e impronta acustica rispetto all’impiego di un elicottero per carichi limitati.
Non è però corretto parlare di assenza di rumore o di impatto ambientale nullo. I rotori producono emissioni acustiche, mentre batterie, produzione dell’energia, mezzi di supporto e logistica terrestre concorrono all’impronta complessiva. Il vantaggio deve essere misurato sull’intero ciclo operativo e confrontato con l’alternativa realmente disponibile.
Droni cargo: verso una supply chain alpina programmabile
Il risultato più significativo della campagna altoatesina non coincide con il singolo record di quota. È la capacità di inserire il mezzo aereo in una pianificazione stagionale che comprende raccolta degli ordini, consolidamento dei carichi, verifica meteorologica, gestione delle finestre operative, collegamenti di comando e coordinamento con il personale destinatario.
Per i rifugi, questo modello permette di distribuire gli approvvigionamenti su consegne più frequenti, riducendo parte dello stoccaggio preventivo e migliorando la disponibilità di prodotti freschi. La reale convenienza dipende comunque dal numero di missioni, dalla distanza, dal carico medio, dalla disponibilità dei punti di partenza e dal confronto con teleferiche, veicoli terrestri ed elicotteri.
La prima stagione sistematica in Alto Adige fornisce quindi una base operativa concreta per valutare l’estensione del servizio ad altre aree dell’arco alpino. La scalabilità non dipenderà soltanto dall’aumento del payload, ma dalla capacità di standardizzare procedure, infrastrutture di supporto, connettività e integrazione con le attività quotidiane delle strutture servite.
[Credits: FlyingBasket]
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