Droni antincendio per grattacieli: test a Shenzhen a 306 metri
Il contesto operativo: un grattacielo da 333 metri come banco prova

Un drone viene impiegato per erogare acqua a un’altitudine di 306 metri tramite un sistema automatizzato di accoppiamento in volo, il 23 gennaio 2026 a Shenzhen, nel Guangdong.
Il test è stato condotto al Chengjian Yunqi Building, edificio alto 333 metri nel distretto di Luohu, a Shenzhen (Guangdong). L’obiettivo dichiarato era la consegna d’acqua a 306 metri di quota tramite un sistema automatizzato di collegamento in aria.
Questa scelta di scenario è coerente con un approccio di validazione tecnica: un edificio di tale altezza consente di misurare in modo realistico la capacità del sistema di gestire la colonna d’acqua in un ambiente in cui le perdite di carico e le difficoltà logistiche sono massime.
La sequenza tecnica: pressurizzazione in quota e accoppiamento in volo

Una manichetta antincendio viene fissata a un drone tramite un artiglio meccanico durante un test di spegnimento incendi in grattacieli a Shenzhen, nel Guangdong, il 23 gennaio 2026.
Il cuore della prova non risiede nel semplice trasporto d’acqua via drone, ma nell’architettura della catena di alimentazione idrica verso l’alto. La procedura ha seguito uno schema preciso:
- Pressurizzazione Intermedia: A 278 metri (piano rifugio), gli ingegneri hanno predisposto un sistema mobile di pressurizzazione collegato a una manichetta.
- Accoppiamento in volo: Il drone ha fissato il tubo alla propria interfaccia di ricezione tramite artigli meccanici, completando l’aggancio in hovering.
In termini di sicurezza e affidabilità, questo è il passaggio più delicato: il collegamento deve essere rapido, ripetibile e robusto, in quanto è il punto che abilita l’erogazione in quota sostenendo il peso e la trazione della manichetta.
I parametri dichiarati: cosa dicono i numeri
La quota raggiunta è un indicatore di accesso, ma la qualità dell’intervento tramite droni antincendio dipende da pressione, portata e gittata ottenute alla fine della catena. Secondo i dati riportati, il sistema ha registrato:
- Pressione: 1,5 MPa.
- Portata: 16 L/s.
- Gittata massima: 36 metri.
Questi valori rappresentano la parte più “operativa” del test: indicano che l’obiettivo non era puramente dimostrativo, ma orientato a verificare la capacità di proiettare un getto con energia cinetica sufficiente a penetrare un fronte di fiamma reale, superando la dispersione tipica delle grandi altezze.
Continuità di sviluppo: dal test a 230 metri al salto a 306

Un drone viene impiegato per erogare acqua a un’altitudine di 306 metri tramite un sistema automatizzato di accoppiamento in volo.
La prova si inserisce in un percorso di sviluppo incrementale. In un test precedente, condotto a dicembre, i droni avevano trasportato acqua a 230 metri. Il passaggio ai 306 metri attuali segnala un aumento della quota operativa e, soprattutto, un metodo di validazione progressiva necessario prima di ipotizzare qualsiasi standardizzazione.
Implicazioni per la gestione del rischio

Una manichetta antincendio viene collegata a un sistema mobile di pressurizzazione al piano rifugio di un edificio alto, durante un test antincendio per grattacieli.
Se consolidata tecnicamente, una soluzione di questo tipo potrebbe incidere su tre aspetti critici degli scenari ad alta quota:
- Tempi di dispiegamento: Velocizzazione della messa in opera in contesti verticali complessi.
- Supporto logistico: Capacità di raggiungere i piani alti anche quando le vie di accesso interne sono compromesse.
- Sicurezza operatori: Riduzione dell’esposizione del personale in fasi specifiche e ad alto rischio dell’intervento.
Droni antincendio: verso un sistema integrato
Il test di Shenzhen è il risultato di uno sforzo congiunto tra dipartimenti governativi, industria e istituti di ricerca, volto a creare un’architettura di sistema, non solo un velivolo performante. Tuttavia, è fondamentale mantenere una distinzione netta tra la riuscita di una prova tecnica e l’effettiva disponibilità operativa.
La distanza tra il raggiungimento dei 306 metri in assetto controllato e l’impiego in uno scenario d’emergenza reale rimane ampia. La trasformazione di questo esperimento in uno standard di sicurezza dipenderà da fattori non ancora dettagliati: la ripetibilità in condizioni meteo avverse, la robustezza delle procedure di aggancio sotto stress e, soprattutto, l’integrazione normativa per il volo in aree urbane densamente popolate.
I dati confermano la fattibilità idraulica, ma la strada verso l’operatività richiede ancora una rigorosa validazione procedurale.
[Credits: China Daily Asia]
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