Cinghiali nel Sinis, al via il monitoraggio con droni nella Provincia di Oristano
Un’emergenza locale tra sicurezza pubblica e gestione faunistica
Nel Sinis, in provincia di Oristano, la presenza dei cinghiali è tornata al centro del dibattito pubblico. Il tema è stato sollevato in sede istituzionale dalla consigliera provinciale Laura Celletti e ha spinto la Provincia a fare il punto su attività e risultati di un piano già avviato, definito “organico” e orientato alla sicurezza pubblica e alla corretta gestione della fauna selvatica.
Tra gli strumenti impiegati, oltre ai sopralluoghi sul territorio, compaiono anche i droni, utilizzati per mappare le aree più frequentate dagli animali e supportare un approccio più mirato e basato sui dati.
Sopralluoghi e mappatura: dove si concentra il fenomeno
A seguito delle segnalazioni e delle decisioni del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza, i tecnici hanno effettuato numerosi sopralluoghi nelle borgate di San Giovanni di Sinis e Funtana Meiga. In questa fase, l’impiego dei droni ha una funzione operativa precisa: supportare la mappatura delle zone di maggiore frequentazione, accelerando la raccolta di evidenze e riducendo i tempi di ricognizione in aree estese o difficili da coprire in modo sistematico solo da terra.
Il monitoraggio, secondo quanto riportato dalla Provincia, avrebbe evidenziato una presenza “molto limitata” nei centri abitati, mentre la densità maggiore si registrerebbe nelle zone rurali circostanti.
Droni per il monitoraggio faunistico: perché sono utili
Nel controllo della fauna selvatica, i droni non rappresentano un semplice supporto tecnologico, ma un moltiplicatore di capacità operative. In particolare, consentono:
- Copertura rapida di aree ampie, con rotte pianificate e ripetibili
- Raccolta di immagini e video georeferenziati, utili per confronti nel tempo
- Riduzione dell’esposizione del personale in zone impervie o a rischio
- Supporto alla pianificazione degli interventi, grazie a una lettura più chiara dei corridoi di spostamento e delle aree di alimentazione
In scenari come quello del Sinis, dove il tema riguarda sia la sicurezza dei cittadini sia la tutela di aree sensibili, la componente “data-driven” del monitoraggio diventa centrale. Non si tratta solo di individuare gli animali, ma di costruire un quadro operativo utile a decidere dove e come intervenire.
La posizione della Provincia: interventi programmati e verifica dei risultati
Il presidente della Provincia di Oristano, Paolo Pireddu, ha dichiarato che l’azione è costante e coordinata, e che gli interventi programmati riguardano anche l’area archeologica. La Provincia precisa inoltre che, contrariamente a dichiarazioni ritenute imprecise, non ci sarebbero stati danni alle strutture.
Le attività operative sono pianificate su un periodo iniziale di due mesi. Al termine, verranno valutati i risultati e, se necessario, potranno essere adottate ulteriori misure anche nei centri abitati, nel rispetto delle procedure vigenti. La valutazione complessiva è prevista entro marzo.
Dal monitoraggio con droni alle decisioni: cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il punto chiave, ora, è la capacità di trasformare il monitoraggio faunistico in azioni misurabili: riduzione delle segnalazioni, diminuzione delle presenze nelle aree sensibili, maggiore sicurezza nelle borgate e tutela dei siti di pregio.
In questo percorso, l’uso dei droni rappresenta un tassello tecnico che può aumentare la qualità del dato e la tempestività delle scelte, a patto che sia inserito in una filiera operativa chiara, con responsabilità definite e indicatori di efficacia.
[Credits: L’Unione Sarda]
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