Alpini Paracadutisti in Alaska: droni FPV e UAS nel gelo
JPMRC-AK a Fairbanks: tre settimane di addestramento in ambiente artico
Si è conclusa a Fairbanks (Alaska) l’esercitazione di tre settimane coordinata dal Joint Pacific Multinational Readiness Center Alaska (JPMRC-AK) dello U.S. Army. L’attività, inquadrata nella validazione dell’11ª Airborne Division, ha visto la partecipazione del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti di Verona. I Ranger italiani si sono misurati in uno scenario warfighting in ambiente artico, affrontando forze contrapposte di livello tecnologico equivalente.
In teatri simili, il freddo estremo è solo una delle variabili. La vera sfida è l’attrito sistemico che logora mobilità, approvvigionamento energetico e comunicazioni. Le condizioni meteorologiche riducono drasticamente le finestre operative, mentre l’ambiente dilata i tempi della logistica. In tale contesto, l’efficacia tattica si valuta sulla continuità: la capacità di mantenere il ritmo delle operazioni e il coordinamento delle forze, senza esaurire i margini di recupero del personale.
Interoperabilità e distaccamenti operativi
Durante l’esercitazione si sono confrontate sul terreno due unità di livello Brigata (Infantry Brigade Combat Team). Gli Alpini Paracadutisti hanno operato in stretto collegamento con i Berretti Verdi del 10th Special Forces Group (SFG) dello United States Army Special Operations Command (USASOC), costituendo distaccamenti operativi per la condotta di operazioni speciali in ambiente nevoso nelle aree assegnate e a supporto delle rispettive forze di manovra.
In una rotazione di questo tipo l’interoperabilità si misura su dettagli concreti: compatibilità di procedure, tempi decisionali, disciplina delle comunicazioni, passaggio ordinato dalla ricognizione all’azione diretta. Le finestre meteo, in artico, riducono i margini e rendono immediatamente visibili gli scarti tra pianificazione e terreno.
4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger”: ruolo, specializzazione e tradizione
Il 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger” è un reparto delle Forze Speciali dell’Esercito Italiano, specializzato nella condotta di Operazioni Speciali e, in particolare, nelle Azioni Dirette, anche secondo il principio della massa, con una marcata vocazione per gli scenari montani e artici. Inoltre, l’unità custodisce simboli e tradizioni che risalgono al 4° Reggimento Alpini dell’Isonzo, alle truppe d’élite delle “Fiamme Verdi” e agli Alpini Sciatori del “Monte Cervino”, protagonisti nel secondo conflitto mondiale dalla campagna di Grecia al fronte russo, dove vennero soprannominati “diavoli bianchi” (satanasbieli).
Ricostituito nel dopoguerra come compagnia e poi battaglione alpini paracadutisti nel IV Corpo d’Armata, oggi il Reggimento ha sede a Verona ed è inquadrato nel Comando Forze Speciali dell’Esercito (COMFOSE). L’accesso avviene tramite l’Iter Selettivo e Formativo per Operatori FS, un percorso altamente selettivo di circa due anni che porta al conseguimento del brevetto di “Ranger” e prepara il personale a operare in ogni ambiente e situazione, con enfasi su azioni dirette e operazioni in montagna.
Esercitazione JPMRC-AK: ricognizioni speciali su lunga distanza
Il focus addestrativo ha coperto l’intero spettro delle Operazioni Speciali, con riferimento alle attività in ambiente artico innevato. Il personale ha condotto ricognizioni speciali a lungo raggio, anche con l’impiego di motoslitte.
Nel gelo la ricognizione a lungo raggio diventa un problema di affidabilità: gestione energetica, protezione delle ottiche, comportamento delle batterie, stabilità dei collegamenti. La mobilità su neve consente di entrare e uscire dall’area, ma la riuscita dipende dalla capacità di mantenere osservazione e riposizionamento con tempi ridotti, senza degradare precisione e coordinamento.
Azioni dirette: stand-off, hands-on e raid con droni FPV
L’attività sul campo si è articolata in azioni dirette di diversa natura. Nello specifico, sono stati condotti profili stand-off per la guida terminale di munizionamento tramite illuminazione laser dei bersagli; profili hands-on focalizzati sulla demolizione di infrastrutture, recupero di materiali e imboscate; e incursioni cinetiche con l’impiego di droni FPV.
In ambiente innevato, la guida terminale impone vincoli stringenti: qualità della designazione, stabilità dell’osservazione, rigida disciplina delle comunicazioni e assoluta sincronizzazione con la manovra. Contestualmente, i raid con FPV d’attacco comprimono tempi e distanze, spostando il focus sul controllo del rischio e sulla tenuta dei data link, in un teatro in cui freddo e vento degradano rapidamente l’autonomia delle batterie, l’elettronica e l’affidabilità delle connessioni.
UAS nel gelo: integrazione e selezione
Nel contesto del JPMRC-AK, l’impiego di Unmanned Aerial Systems (UAS) ad ala fissa e rotante si inserisce nel ciclo addestrativo come un vero e proprio stress test in condizioni di freddo estremo. L’obiettivo non risiede nel mero incremento numerico delle piattaforme, bensì nell’emersione dei limiti sistemici: crollo dell’efficacia rispetto ai parametri nominali, degrado dell’autonomia, instabilità dei data link e criticità nella messa in opera alle basse temperature.
La massiccia integrazione di questi assetti è funzionale alla raccolta di feedback empirici e ripetibili, da tradurre immediatamente in correzioni d’impiego, sostituzioni o revisione dei requisiti tecnici. In ambiente artico, i sistemi validati per climi temperati sono chiamati a dimostrare l’effettiva tenuta dell’energy management e l’affidabilità dei collegamenti.
È un teatro che azzera la tolleranza all’improvvisazione e agisce da acceleratore nel ciclo di selezione: ciò che non sopravvive all’attrito del terreno viene inevitabilmente scartato o ritarato.
FPV e ricognizione in tempo reale: contributo SOF statunitense
Nel corso della rotazione JPMRC 26-02, i distaccamenti del 3rd Battalion, 10th Special Forces Group (Airborne) hanno integrato tecnologie emergenti per estendere il raggio d’azione Beyond Visula Line of Sight (BVLOS), imponendo una rigorosa disciplina tecnica per operare a temperature estreme. In tale cornice, l’impiego tattico di droni FPV ha fornito supporto diretto agli assetti SIGINT del 10th SFG(A), ottimizzando la raccolta informativa e la validazione in tempo reale della Common Operational Picture. Questo ha garantito un flusso dati immediato verso l’11ª Airborne Division per l’attivazione del supporto di fuoco.
In ambiente artico, l’efficacia capacitiva trascende le pure prestazioni del sensore. Il fattore abilitante resta la capacità di sostenere procedure essenziali: dalla sopravvivenza sul campo, al mantenimento delle comunicazioni sottozero, fino alla condotta di operazioni appiedate prolungate. Solo soddisfacendo questi prerequisiti umani e tattici, l’avanguardia tecnologica si conferma un vero moltiplicatore di forze, evitando di trasformarsi in un mero aggravio logistico.
11a Airborne Division: contesto e missione
Attivata originariamente il 25 febbraio 1943, l’11ª Airborne Division ha operato nel teatro del Pacifico durante il secondo conflitto mondiale, fungendo successivamente da banco di prova per le tattiche di air assault sotto la dicitura di 11th Air Assault Division (Test), prima della sua disattivazione nel luglio 1965.
Riportata in prontezza operativa il 6 giugno 2022 presso Fort Wainwright e la Joint Base Elmendorf-Richardson, la Grande Unità ha oggi un mandato strategico netto. La missione è imperniata su operazioni spedizionarie globali e Multi-Domain Operations (MDO), con focus primario sui teatri Indo-Pacifico e Artico. L’assetto è strutturato per condurre Large Scale Combat Operations (LSCO), capitalizzando la capacità di manovrare e combattere in condizioni di freddo estremo, teatri montani e ambienti ad alta latitudine.
Military assistance e scenari peer-to-peer
Parallelamente agli ingaggi cinetici, le Forze Speciali hanno condotto operazioni di Military Assistance (MA) a supporto di forze irregolari.
In un ipotetico scenario peer-to-peer, questa dualità operativa impone l’imperativo di sincronizzare task diametralmente opposti all’interno della medesima architettura di Comando e Controllo (C2), gestendo l’intero spettro delle missioni sotto lo stesso, rigido vincolo logistico.
Dotazioni individuali: il banco di prova per il Beretta NARP
Sul fronte dell’equipaggiamento individuale, gli Alpini Paracadutisti hanno schierato i nuovi fucili d’assalto Beretta NARP in calibro 5,56×45 mm NATO. In ambienti a temperature proibitive, l’affidabilità e l’ergonomia dell’arma individuale diventano fattori critici. La maneggevolezza operando con guanti termici pesanti e la fluidità nella gestione delle procedure d’arma, dal riarmo alla risoluzione degli inceppamenti, si riflettono direttamente sulla prestazione e sulla prontezza dell’intero distaccamento.
Il teatro artico come stress test capacitivo

Il Comandante del COMFOSE, Generale di Brigata Carmine Vizzuso, supervisiona le fasi finali a Fort Wainwright.
A chiusura della rotazione, il Comandante del COMFOSE, Generale di Brigata Carmine Vizzuso, e il Comandante del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, Colonnello Paolo Rocchi, hanno supervisionato le fasi finali a Fort Wainwright, presenziando a un’attività dimostrativa curata dal JPMRC-AK.
L’imperativo operativo è inequivocabile: validare assetti e procedure in un ecosistema che azzera i margini d’errore e amplifica esponenzialmente gli attriti tattici e logistici. In questa prospettiva, l’esecuzione di profili complessi, dalla guida terminale laser alle incursioni con FPV, costituisce una verifica oggettiva dell’intera kill chain: acquisizione, designazione, ingaggio, fino al recupero, al riposizionamento e alla reale sostenibilità delle forze sul terreno.
[Credits: Ministero della Difesa, Esercito Difesa, Ares Difesa, 11th Airborne Division, Brigata Folgore]
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Contributo ricevuto: 16.398
Causale: Bonus investimenti L.160/19
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